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Mozioni
30/12/2011
Tommasini ha il dovere politico di dimettersi da assessore per l’inaccettabile comportamento tenuto in Giunta quando la - L’assessore Tommasini giustifica “adesso e solo adesso”, con due anni di inaccettabile ritardo, l’abbandono della riunione di giunta in cui si decideva il destino della centrale di Sant’ Antonio. Un azione assolutamente “pilatesca” quella della pseudo rappresentanza italiana in Giunta provinciale che mette in luce la Sua totale assenza di carattere politico e dei relativi doveri di obbiettività di giudizio: se Tommasini riteneva che la delibera, oggetto del voto di giunta che attribuiva alla SEL il migliore progetto per la centrale, quando tutti i pareri tecnici affermerebbero il contrario, perché avrebbe abbandonato i lavori senza partecipare al voto e quindi lavandosene le mani, invece che votare contro come era nel Suo dovere? E se ha ritenuto di abbandonare i lavori di Giunta invece che porre a verbale in quella sede la stessa contrarietà che oggi manifesta ai media, cosa ci stava a fare nel massimo organismo esecutivo provinciale? Sono ragioni sufficienti, dal nostro punto di vista, per chiedere anche le dimissioni di Tommasini da assessore, oltre ovviamente a quelle di Laimer, perché il Suo comportamento assurge al ruolo, forse indiretto ma non per questo meno politicamente colpevole, di complicità politica in una decisione di Giunta che, per sua stessa – solo attuale ammissione! - lo vedeva assolutamente contrario senza avere però il coraggio politico di dimostrare la sua avversità nell’unico modo istituzionalmente consentito e quindi votando contro. Cosa ce ne facciamo di un assessore che quando è contrario ad una decisione di Giunta invece che manifestare, argomentandola, la sua posizione, preferisce abbandonare i lavori? SI INVITA IL CONSIGLIO PROVINCIALE A sollecitare l’assessore Tommasini a dimettersi da assessore provinciale e da vice presidente della Giunta per le ragioni sopra espresse che corrisponderebbero esattamente ai comportamenti politici documentati all’ interno della riunione di Giunta del dicembre 2009, presa altresì doverosa coscienza di quanto affermerebbe oggi sulla questione nella quale dichiarerebbe la sua contrarietà a quella decisione che non lo vide però ne partecipare al voto, ne dichiarare in quella sede la Sua avversità alle decisioni prese, a quel punto, dai soli membri della SVP. Bolzano, 30 dicembre 2011 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato Seppi
24/11/2011
Anche la Chiesa quando con le Sue proprietà mobili ed immobili e con le Sue attività commerciali e produttive ottiene ut - Vivere un momento di estrema gravità socio economica e politica che, al di la di ogni strumentale affermazione contraria, costituisce una pesante problematica europea, impone ed imporrà sacrifici a tutti. La forma e la sostanza di tali rinunce saranno quasi estreme e risulteranno davvero gravi per le famiglie e per le classi sociali meno abbienti. Situazioni talmente difficili e indecifrabili che hanno visto sciogliersi come neve al sole la politica a favore dell’economia e la democrazia a favore del sistema bancario europeo e delle borse internazionali, uniche padrone incontrastate del nostro aberrante sistema. In questa nuova e pesante logica non possiamo trascurare una questione che ritengo di notevole rilevanza. Non solo politica ma anche etica e morale: perché la Chiesa non partecipa a rimpinguare le casse dello Stato nella stessa forma e sostanza a cui sarà chiamato ogni cittadino quando produttore di reddito? Che sia esclusa da ogni tassazione in ogni sua attività anche quando questa produce reddito ed entra in concorrenza con i privati costretti alla severa osservanza di ogni forma di fiscalità diventa davvero ragione per una serena riflessione. Sia chiaro che nessuno intenderebbe proporre l’applicazione di nuove forme di ICI, o se si preferisce IMU, agli edifici destinati al culto e a tutto ciò che ad esso risulta collegato. Ma che alberghi e ristoranti aperti al pubblico, negozi con attività commerciali, edifici affittati con profitto a terzi come alloggi, come uffici, luoghi di ristorazione e quant’altro sia indubbiamente atto a costituire una fonte di reddito non trascurabile continuino ad essere esentati dal pagamento di tributi stona parecchio, specialmente in questi difficili momenti e potrebbe considerarsi una concessione che non ha più ragione di esistere, ammesso che la abbia avuta in passato. Certo, una operazione decisionale di questo tipo che imporrebbe fra il resto l’abrogazione di normative in essere appartenenti anche al ventennio fascista, presume coraggio politico. Ci auguriamo che qualcuno, animato da un vero senso di giustizia sociale, trovi la forza e lo spunto per addivenire alla soluzione di questo problema in un parlamento oramai svuotato da ogni proposta ideologica e quindi più idoneo a trovare il bandolo di una matassa persa negli annali della democrazia rappresentativa. SI IMPEGNA IL CONSIGLIO PROVINCIALE - A sollecitare il governo nazionale ad abrogare ogni forma di agevolazione e esenzione fiscale nei confronti delle fonti di reddito accreditate alla Chiesa e relative alle proprietà mobili ed immobili in Suo possesso, alle attività produttive e commerciali da Essa svolte anche tramite terzi, con particolare attenzione ad operazioni che producono concorrenzialità con privati e con aziende obbligati a rispondere fiscalmente di ogni Loro entrata. Bolzano, 24 novembre 2011 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato Seppi
12/10/2011
Riaprire le “case chiuse” è l’unico e definitivo rimedio per delegittimare la prostituzione, eliminando il fenomeno dal - Vengono continuamente denunciati, da parte dei residenti, circostanziati problemi di ordine pubblico che pongono anche in discussione la qualità della vita in vari luoghi della città, causati dal fenomeno della prostituzione sempre più dilagante. Dopo le giustificate lamentele dei cittadini del centro, dei residenti nella zona dei Piani, dei bolzanini di viale Trento e via Garibaldi, ora si aggiungono, a ragione, Coloro che abitano in Via Roma. Tutte queste realtà, certamente negative, legate alla presenza di prostitute sulle vie cittadine, sono causate da due fenomeni: la totale incapacità politica della Giunta comunale di controllare diligentemente il territorio; la mancanza della presenza sul territorio locale e nazionale delle “case chiuse”, vietate da oltre cinquant’anni a livello nazionale. La prostituzione è risaputo non essere una pratica vietata dalla legge; lo è eventualmente l’adescamento, tanto difficile da dimostrare quanto improbabile come reato. E allora, allontanare la prostituzione dalle strade pubbliche e rendere la prostituzione sulle strade o in altri luoghi pubblici un reato, è possibile solo quando l’attività di meretricio venisse svolta ed imposta solo in luoghi controllati e legislativamente predisposti: le cosiddette “case chiuse”. La chiarezza impone quindi un approfondimento giuridico: in un Europa in cui sono aperte al pubblico “Case chiuse” in quasi ogni Stato; in una realtà in cui è concesso in diversi Stati della Comunità addirittura il matrimonio fra omosessuali, è possibile perseguire in sede locale e nazionale il poco illuminato indirizzo politico di non concedere, regolamentandola legislativamente, la prostituzione? Si può continuare a credere che il meretricio sulle strade, senza controllo sanitario e convincenti operazioni di ordine pubblico possa continuare all’infinito? SI INVITA IL CONSIGLIO PROVINCIALE - A sollecitare il Parlamento nazionale ad addivenire, nel più breve tempo possibile, a presentare un disegno di legge atto ad affrontare il fenomeno della prostituzione dilagante con una definitiva proposta che porti alla riapertura delle cosiddette case chiuse su tutto il territorio nazionale. - A richiedere allo Stato, tramite predisposizione di appropriata norma di attuazione, l’ attribuzione della specifica competenza alla Provincia di Bolzano in materia di prostituzione da svilupparsi su tutto il territorio provinciale. Bolzano, 06 ottobre 2011 Donato Seppi UNITALIA
08/07/2011
Fa inorridire il disinteresse scandaloso del comune di Bolzano nei confronti della salvaguardia dell’ ultimi Bunker del - E’ davvero stato sorpassato il limite di ogni politica sopportazione: il Comune di Bolzano, che avrebbe ottenuto dalla Provincia, a titolo assolutamente gratuito!, la proposta di seri incentivi per la salvaguardia e il restauro dell’ultimo Bunker del Vallo Alpino, sito in via F. Baracca, nemmeno avrebbe avuto la cortesia di rispondere alla sollecitazione, partita dalla provincia 13 mesi or sono. L’ allettante possibilità di mantenere intatta una testimonianza di grande importanza storica e monumentale della nostra Provincia e della nostra Città non interessa minimamente i soloni della politica cittadina! Risulta assolutamente inutile ogni sforzo da noi sempre profuso in Consiglio Provinciale per tentare di risolvere al meglio la situazione e quindi di produrre gli atti istituzionali necessari per il mantenimento dell’ultimo storico cimelio di una storia passata che avrebbe il dovere civico di essere ricordata: ci troviamo invece di fronte alla totale inettitudine politica dell’amministrazione comunale. In Comune sarebbero, a parole!, interessati a realizzare un parco nell’area circostante, così affermerebbero, lasciando quell’importante opera storica in balia dei demolitori. Cosa insegneranno o avranno mai da raccontare i genitori ai propri figli in quel parco se non avranno più la possibilità, dovuta all’incuria, all’incapacità gestionale e al pressapochismo politico comunale, di mostrare loro l’ultimo Bunker militare posto a salvaguardia del vallo alpino? Che è la nostra storia, il nostro passato, un segno tangibile del lungo e contro verso percorso umano che ci ha portati ai nostri giorni e che coinvolge pariteticamente la comunità italiana e quella tedesca. Un concetto deve essere chiaro alla politicamente incapace classe politica comunale: se Loro, avessero, come temiamo, la assoluta necessità di cancellare per vergogna e fallimento politico, la storia dei Loro precursori politici noi, italiani da sempre, referenti dinnanzi ai nostri predecessori, non sentiamo la necessità di gettare al macero le nostre radici. Anzi, vogliamo raccontarle e lasciarne segni tangibili ai nostri discendenti. SI INVITA LA GIUNTA PROVINCIALE - a salvaguardare, restaurandolo a spese della Provincia, il Bunker di via F. Baracca, trasformandolo in un museo della guerra o destinandolo ad altre iniziative che la Giunta ritenesse più opportune, restituendolo, intatto, alla città e alla Comunità italiana e tedesca come segno, importante, della nostra Storia locale. - a ricercare, se si ritenesse il caso, eventuali sponsorizzazioni private, atte a realizzare quanto sopra indicato. Unitalia si dichiara, già da ora, disponibile ad una raccolta di fondi. Bolzano, 07 luglio 2011 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato Seppi
28/06/2011
le strade dolomitiche non possono essere considerate piste per gare motociclistiche con le conseguenze estreme a tutti n - L’incremento di moto veicoli che transitano ogni giorno, con punte impressionanti nelle giornate festive, sulle strade di montagna che conducono normalmente a passi dolomitici, si è fatto quest’ anno davvero ingestibile. La situazione sul fondo valle non è certamente migliore ma la presenza di rettilinei e strade molto più larghe, che consentono maggiore visibilità, rende la situazione, almeno in teoria, meno esasperata seppure comunque pericolosa. Sempre più ci si trova di fronte a un fenomeno slegato dalla tranquillità del turismo vero e proprio e si ripropongono, in modo quasi isterico, vere e proprie gare fra motociclisti i cui effetti devastanti, legati al rumore, si aggiungono all’alto livello di pericolosità per l’incolumità fisica dei motociclisti e degli altri utenti della strada. I già numerosi incidenti, spesso mortali, che stanno caratterizzando questo inizio di stagione impongono una vera e propria reazione da parte degli enti responsabili alla circolazione sulle nostre strade. Non è infatti consentito procedere oltre con un sistema che consente queste documentate e continue violazioni al codice della strada senza validi e inflessibili correttivi. Troppo pochi controlli: mai visto un posto di blocco o un impianto di rilevamento della velocità effettuato da vigili municipali, polizia stradale e carabinieri nella strada che da Bolzano va alla Mendola, trafficata come altre in modo impressionante e che poi prosegue verso le Palade e Merano. Questo, lo posso personalmente testimoniare, perché percorro quell’arteria almeno due volte al giorno, ogni giorno, in orari diversi, compresi quelli notturni. Quanti morti dovranno ancora esserci perché qualcuno si decida ad intervenire in modo efficace? Se le centraline di rilevamento della velocità, come confermatomi da addetti ai lavori, hanno poca efficacia nel multare perché i motociclisti ne segnalano in tempo ai colleghi la presenza, avranno almeno l’effetto deterrente di calmare gli animi e gli spiriti di migliaia di centauri che appaiono indemoniati mentre transitano su curve e tornanti a velocità mostruose. SI INVITA LA GIUNTA PROVINCIALE - A prendere atto di una situazione di traffico di motocicli sulle strade provinciali giunto a livelli di pericolosità estremi, causato principalmente da un turismo motociclistico più legato alle gare fra centauri che all’interesse verso il panorama. - A rendersi definitivamente conto che oltre a costituire un pericolo estremo per se e per gli altri, questa pratica sempre più diffusa delle gare in salita fra motocicli, per lo più con targa straniera, è un deterrente per altri utenti che, in diversi casi, rinunciano all’uso della macchina e alle ferie in Alto Adige anche per questo non irrilevante motivo. - A sollecitare le istituzioni preposte: Vigili municipali, polizia stradale, carabinieri ad intervenire in modo efficace e convincente. Fatto questo mai verificatosi fino ad oggi. Bolzano, 27 giugno 2011 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato Seppi
20/05/2011
Basta a spettacoli circensi in cui si sfruttano, contro natura, gli animali. - I tempi sono francamente maturi per dare una definitiva risposta politica ed istituzionale allo sfruttamento indebito di animali che, secondo l’attuale etica e morale, devono essere assolutamente esentati da ignobili speculazioni negli spettacoli circensi. Gli animali hanno bisogno, come qualsiasi essere vivente, di esistere nella loro dimensione naturale e non ad essere esposti a pubblici spettacoli che risultano tanto innaturali quanto diseducativi. I nostri giovani sono oggi in grado di conoscere approfonditamente gli animali, la loro vita, i loro istinti naturali, giustamente e naturalmente esercitati nel loro habitat, apprendendolo dai numerosi documentari televisivi e non esiste quindi la necessità di vedere cavalli che ballano, scimmie che parlano e elefanti trasformati in clown. Meno che meno abbiamo bisogno di osservare tigri “bianche come il latte”, come asserisce un cartellone pubblicitario dell’ultimo Circo giunto a Bolzano, costretto a mostrare le sue caratteristiche in una gabbia di pochi metri quadrati. Questa dissacrante sceneggiata deve finire. Il circo ha ragione di esistere e di continuare a meravigliare usando solo risorse e sinergie umane e quindi persone che, per libera e rispettata scelta professionale, continuano ad amare la spettacolarità della scena circense. Solo in questi termini siamo d’accordo che il Circo, preso anche atto che gode di una grande tradizione in campo nazionale, continui ad esistere e ad essere finanziato dallo Stato secondo i dettami della legge 163 del 1985. Prima che si possa giungere ad una legge statale e, come auspichiamo, a nuove regolamentazioni europee in materia, vogliamo sollecitare le amministrazioni comunali a prendere coscienza e conoscenza della problematica e a reagire conseguentemente non concedendo,come già accade in altri comuni d’Italia, spazi pubblici ed autorizzazioni comunali ad organizzazioni circensi che usano animali nei loro spettacoli. SI INVITA IL CONSIGLIO PROVINCIALE - a sollecitare i Comuni della Provincia a non rilasciare autorizzazioni sul loro territorio per spettacoli circensi in cui si ”usano” e si sfruttano, contro natura, gli animali. - a sollecitare il governo nazionale a vietare, con legge statale, l’uso di animali in qualsiasi circo, nazionale o internazionale che dia spettacoli sul territorio italiano. - a sollecitare lo Stato a concedere i contributi statali, previsti dalla legge 163 del 1985, solo a quei circhi che non usano animali nei loro spettacoli. - A creare le condizioni affinchè tutta la popolazione venga meglio informata sulla materia e venga quindi sensibilizzata tutta l’opinione pubblica a disertare la frequentazione di spettacoli circensi dove si “usano” e si sfruttano contro natura gli animali. Bolzano, 20 maggio 2011 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato Seppi
18/04/2011
Elettrosmog creato da antenne su coperture di palazzi pubblici. Creare le condizioni per rassicurare i residenti sugli e - E’ inaccettabile che per richiedere una rilevazione della quantità di elettrosmog esistente all’interno di alloggi prospicienti a palazzi pubblici in cui sono inserite nuove antenne si debba richiedere l’intervento provinciale pagando di tasca propria la verifica pari, (fra il resto alla non modica cifra) di 77 Euro per locale! Nel momento in cui sorgono nuove installazioni dovrebbe essere la provincia a provvedere ai controlli direttamente negli alloggi dei condomini confinanti e non pretendere che siano gli inquilini degli stessi a pagare per un Loro diritto. Intanto, alla faccia dell’elettrosmog e dei nefasti effetti che esso provoca sulla salute umana la Provincia continua imperterrita a prestare i tetti dei suoi numerosi palazzi per installare nuove antenne e nuovi ripetitori e non provvederebbe, se non a pagamento, a verifiche negli alloggi confinanti. E’ un fatto inaudito e francamente non accettabile al quale va posto un limite di sicurezza che preveda certezze per i residenti particolarmente sensibili alla problematica. Perché vero è che l’efficacia delle misurazioni dell’elettrosmog risulta credibile solo quando tutte le antenne e i ripetitori risultano al massimo delle loro potenzialità e non sempre, riteniamo, le analisi si svolgono in quella particolare situazione. SI IMPEGNA LA GIUNTA PROVINCIALE - Ad obbligare il controllo del livello di elettrosmog all’interno dei locali abitati adiacenti a ogni nuovo insediamento di antenna o ripetitore. - Ad eseguire la misurazione nei momenti di massimo carico funzionale e quindi a lasciare gli strumenti di controllo per qualche tempo all’interno degli alloggi. - A provvedere con spese a carico della Provincia a questi controlli e, a verifiche eseguite, a rendere noto per iscritto ai residenti della zona limitrofa alle installazioni i dati rilevati. Bolzano, 15 aprile 2011 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato Seppi
14/03/2011
La fontana di Re Laurino costituisce l’unico Monumento al sopruso e alla prevaricazione etnica. Perchè il potere provinc - Nella piazza antistante i palazzi della Giunta e del Consiglio Provinciale a Bolzano, esiste una fontana di cui gran pochi ne conoscono l'origine ed il significato. E' la fontana impropriamente chiamata "monumento a Re Laurino". Il nome è effettivamente improprio in quanto la denominazione più esatta sarebbe "La fontana a Re Teodorico": La sommità dell’ opera, in marmo bianco, rappresenta infatti Teodorico (Dietrich), re degli Ostrogoti, che soggioga fisicamente, moralmente e ideologicamente Re Laurino, capo supremo del leggendario popolo delle Dolomiti. Ora, ragionando attorno ad un concetto obiettivamente semplice, avete mai visto un monumento dedicato ad un "perdente"? Sì, a patto che lo si voglia ulteriormente mortificare. I monumenti sono normalmente realizzati per l’esaltazione di determinati personaggi storici o di accadimenti vittoriosi allo scopo, solitamente politico, di darne uno specifico significato. Non esistono infatti monumenti dedicati a "perdenti", o meglio, a vittime ma solo, eventualmente, targhe commemorative o immagini votive. Vedi ad esempio quelle dei Lager o delle Foibe, ma questi esseri umani, sopravissuti e non, alle angherie dei nazisti o dei comunisti titini non hanno un simbolo comune, in quanto ogni vittima è eroe e quindi, se monumento esiste, è dedicato proprio al Loro eroismo e/o al Loro ricordo comune! Presa coscienza di quanto sopra, riterremmo giusto ribattezzare “il Monumento di Re Laurino” che è vittima, a “La fontana a Re Teodorico” che è carnefice ed esalta il concetto di vittoria rappresentandola nella sua crudezza fisica. Proponiamo, in due parole, anche la spiegazione storica: - "Monumento alla snazionalizzazione dei ladini" eretto nel 1907, sotto l’Impero austro ungarico e posto, originariamente, sulle passeggiate del lungo Talvera ad eterna memoria della imperitura gloria del popolo tedesco che ha soggiogato con la forza le originarie popolazioni locali. – In alternativa, lo potremmo denominare "La fontana alle vittime dei barbari" formulazione forse più attinente ai fatti preso atto degli scopi per cui è stato realizzata e della crudeltà del gesto in essa rappresentata, nella quale un re Teodorico, di costituzione fisica normale per i tempi, non dovrebbe essere stato molto coraggioso ed eroico a soverchiare fisicamente un nano. Le mie potrebbero anche essere giudicate considerazioni estemporanee sulle quali grava però una pesante ipoteca: chi ha voluto porre dinnanzi al palazzo del potere provinciale un simbolo di vera e propria prevaricazione etnica che sfocia, nell’eclatanza dell’immagine marmorea, in una vera e propria sopraffazione anche fisica del tedesco sul ladino, come può chiamarsi offeso da immagini artistiche di alto valore storico contenute in un bassorilievo le cui immagini sono, dalla prima all’ultima, assolutamente pacifiche e lontane anni luce dalla violenza fisica e dalla sanguinaria rappresentazione marmorea posta a simbolo del palazzo provinciale? Presa coscienza di quanto sopra e riconoscendo che la politica “dichiarata” dalla Provincia prevede in termini assoluti la volontà di convivere e di non offendere nessuno dei tre gruppi linguistici qui residenti: SI IMPEGNA LA GIUNTA PROVINCIALE - A rimuovere il cosiddetto Monumento a re Laurino dalla piazza antistante il Consiglio Provinciale e a ricollocare l’opera nel luogo in cui venne realizzata, nel 1907, lungo la passeggiata del Talvera. - A ridenominarne la dedica monumentale e quindi a ribattezzarla “Monumento alla snaturalizzazione dei Ladini” o, in alternativa “La fontana alle vittime dei barbari”. - A prendere definitivamente atto che, prima di sentirsi strumentalmente e ipocritamente offesi per i monumenti o le opere d’arte altrui, è meglio dimostrare al popolo e a se Stessi di essere in grado di interpretare anche e soprattutto le offese che agli altri si arrecano. E, come in questo caso, con una diabolica volontà politica non attribuibile ad epoche ante guerra, periodo in cui sorgono le opere monumentali italiane, ma calata sulle nostre teste ai giorni nostri. Anni 80, in cui la Fontana di Teodorico venne volontariamente posizionata dinnanzi al Palazzo del potere…! Bolzano, 10 marzo 2011 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato Seppi
23/02/2011
la Città di Bolzano ha bisogno del raddoppio dell’arginale e della variante della Ss 12. - E’ indiscutibile che il Comune di Bolzano avrebbe il diritto di approntare le proprie scelte in totale autonomia senza accettare diktat da parte della Provincia. Sempre però che sia in grado di prendere delle decisioni e, il comune di Bolzano, ha dimostrato in mille occasioni di non essere assolutamente all’altezza di gestire la città e di operare scelte oculate per i residenti. E’ quindi ovvio che nel momento in cui il comune, il Sindaco, la Giunta e la maggioranza politica del capoluogo non risulta in grado di operare perché ragiona in termini ideologici distanti anni luce da ogni senso pratico, la Provincia si senta chiamata in causa e, se il suo intervento in una situazione normale, sarebbe assolutamente inaccettabile, in questo caso gli intendimenti di Durnwalder assurgono al ruolo di necessariamente auspicati. Infatti, i gravi sintomi di ingovernabilità politica acuta di cui i vertici del comune appaiono soffrire, danno al cittadino un immagine di tale distanza dalle sue legittime necessità da porre la Provincia nelle condizioni di operare per raddrizzare una situazione che appare senza dubbio drammatica. Sono anni che i residenti di Bolzano e tutte le associazioni di industriali, artigiani, commercianti, così come i pendolari e i turisti, chiedono il raddoppio dell’arginale per snellire un traffico sempre più intasato: la Provincia offre il finanziamento e il sindaco, invece che ringraziare, rifiuta. Siamo, dal nostro punto di vista, alla totale follia politica in una realtà cittadina in cui tutti si stanno chiedendo da chi siamo governati. Si proceda quindi alla realizzazione del raddoppio dell’arginale ponendo il sindaco e la sua troppo variegata maggioranza consiliare nelle condizioni politiche di non nuocere oltre: già troppi danni sono stati causati ai cittadini da una Giunta comunale incapace di svolgere al meglio le sue funzioni e, se qualcuno oggi decide di prevaricare il Sindaco ha, purtroppo, tutte le ragioni e gode, per quanto riguarda il raddoppio dell’arginale, del nostro incondizionato appoggio. SI INVITA LA GIUNTA PROVINCIALE - - A prendere definitiva coscienza dell’incapacità politica del governo comunale di Bolzano di adire a scelte ragionate ed obiettive e a procedere, con tutti i mezzi istituzionali in suo possesso, alla realizzazione del raddoppio della strada arginale. Opera inderogabile di cui la città di Bolzano ha assoluto bisogno. - - A procedere comunque alla programmazione e alla definitiva progettazione della variante alla SS12; opera che non è in contrasto con l’arginale ma anzi completa il quadro viario di una Città già oggi collassata dal traffico. Bolzano, 23 febbraio 2011 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato Seppi
21/01/2011
Allontanamento definitivo dei delinquenti e dei criminali accertati dagli alloggi IPES. E’ ora di intervenire nell’appli - Non si comprendono le ragioni per cui l’attore del gesto criminale verificatosi in via Resia a Bolzano, in un cortile posto fra alcuni condomini IPES dei civici 57 e 59, sia tutt’ora alloggiato in una casa popolare. Preso atto dei suoi precedenti penali, delle continue lamentele di altre famiglie lì alloggiate per ripetuti disturbi alla quiete notturna e al vivere civile da egli presumibilmente provocati, della inaccettabile violenza fisica e verbale che il personaggio in questione sembra avvezzo a porre in atto, si vuole capire il motivo per il quale l’IPES, in lineare applicazione dei regolamenti in essere ed in applicazione della legge in vigore non abbia già provveduto a sfrattare definitivamente l’inquilino in questione dalla casa popolare. A maggiore ragione se la casa popolare fosse stata assegnata alla madre che, da informazioni assunte dagli organi preposti, potrebbe essere la vera assegnataria dell’alloggio dal quale appare essersi allontanata proprio per l’impossibile convivenza con il figlio. Il non provvedere immediatamente allo sfratto esecutivo e definitivo dell’inquilino attore di tanta violenza da una casa IPES implicherebbe, da parte dei responsabili IPES, obbligati alla applicazione delle norme in vigore, una gravissima violazione alla legge e ai regolamenti che la stessa IPES si è data e il tutto ricadrebbe in una ipotesi di chiara omissione di atti d’ufficio. Queste situazioni vanno assolutamente risolte se si vuole restituire all’IPES quel minimo di credibilità operativa che, in questi ultimi tempi, appare davvero in discussione! SI INVITA LA GIUNTA PROVINCIALE a pretendere in modo assoluto ed inequivocabile, da parte dei responsabili IPES, di applicare le norme in vigore e quindi di allontanare definitivamente l’inquilino attore dell’atto criminale, verificatosi nella notte di giovedì 20 gennaio 2011 in un cortile fra alloggi IPES, dall’alloggio popolare di via Resia nel quale appare risiedere. Bolzano, 21 gennaio 2011 Il Consigliere Provinciale di Unitalia Donato Seppi
12/11/2010
museo alle Semirurali - Vista la presenza di materiale sulle Semirurali conservato all’interno dell’Archivio Storico del Comune e raccolto per la realizzazione di un futuro museo, CHIEDO: 1) Che la presidenza di quartiere si adoperi che questo materiale venga esposto in una mostra permanente all’interno della casa semirurale, sita in via Bari, per dare così alle nuove generazioni la possibilità di conoscere la storia e le radici del quartiere Don Bosco, in attesa della costruzione del museo. Marco Caruso Consigliere del quartiere Don Bosco Bolzano 11/11/2010
08/02/2010
Abominevoli atti di stupro e prostituzione nelle vie cittadine: questioni risolvibili solo se affrontati senza ipocrisia - La soluzione politica dei problemi della nostra società non può essere affrontata con false interpretazioni o con ragionamenti ammantati di ipocrisia ma solamente con l'analisi serena, anche se a volte scomoda e umanamente gravosa, della situazione: fatti gravissimi, come quello accaduto a Merano, non debbono ripetersi! In quest'ottica si inserisce l'annosa problematica relativa alla prostituzione; fenomeno sempre più grave anche nella nostra provincia e mai correttamente affrontato sotto il profilo politico-istituzionale, malgrado sollecitazioni in questo senso giungano sempre più pressanti sia dai residenti che dalla società civile. Detta problematica, coinvolge sempre più anche le nostre città che vede la criminalità prosperare nell'abominevole sfruttamento delle prostitute e della immigrazione clandestina; che pesa su interi rioni, creando problemi alla quiete pubblica, ponendo in serio rischio anche la sicurezza dei residenti. Questo cosiddetto "mercato del sesso", praticato sulle strade e nelle vie, e del resto riscontrabile in un contesto generalizzato purtroppo anche a livello nazionale, ha bisogno di essere regolamentato con urgenza da norme certe e affidabili visto che, purtroppo, non si riesce altrimenti ad arginarlo e a diversamente risolverlo, malgrado gli apprezzabili sforzi in questa direzione sviluppati. Regole certe quindi che non possono esimerci da due fondamentali riscontri: Porre le forze dell'ordine nella possibilità di agire arrestando le prostitute che operano sulle strade e quindi creare un credibile freno al fenomeno da un punto di vista legislativo. Ciò è fattibile con modifiche al codice penale che considerino finalmente anche la prostituzione, e non solo lo sfruttamento, come un reato penale; Per giungere a questa determinazione è però parimenti necessario regolamentare con apposite leggi, la prostituzione, riaprendo le cosiddette "case chiuse": luoghi di incontro "per sesso a pagamento" vigilati e regolamentati dallo Stato, che diano ampie garanzie alle operatrici del settore la cui sicurezza fisica, socio-sanitaria e previdenziale, va assolutamente garantita. È con l'evidente amarezza umana dovuta alla impossibilità pratica di affrontare in altri termini la difficile questione che ci poniamo politicamente nelle spiacevoli, ma parimenti inevitabili, condizioni di cui sopra. Del resto, il mercato della prostituzione, fenomeno antico e mai risolto, risponde alle regole di mercato; se aumenta il numero delle prostitute sulle strade è evidente che in crescita è anche la domanda e quindi sarebbe ipocrita e irresponsabile no prenderne doverosamente atto cercando soluzioni che, anche se umanamente difficili e apparentemente incivili, non possono essere politicamente eluse. Ciò è dovuto al senso di responsabilità dal quale non possiamo comunque estraniarci: solamente affrontandolo in tutta la sua gravità e non trascurando le sue implicazioni sociali, dirette ed indirette, potremmo tentare di garantire una potenzialmente adeguata soluzione. Si impegna la Giunta provinciale - a sollecitare il governo nazionale affinché con nuove leggi e regole si giunga ad affrontare tutte le problematiche relative alla prostituzione e quindi, con adeguati e consoni dispositivi legislativi, ad arginare e a possibilmente risolvere il fenomeno del meretricio nelle nostre città e tutti i reati ad esso direttamente e indirettamente collegati;- a prendere atto che fatti gravissimi come lo stupro potrebbero essere in parte evitati con la presenza delle case chiuse, legalizzate e controllate dallo Stato anche sotto il profilo sanitario. La sempre più alta presenza di uomini “che giungono da fuori” e comunque di persone lontane dalle Loro famiglie e dalle Loro mogli è un potenziale pericolo per altri stupri che va assolutamente evitato; - a sollecitare il governo nazionale a regolamentare la prostituzione rendendola legalizzata solo in locali e luoghi posti sotto la diretta sorveglianza delle pubbliche amministrazioni e quindi rendendo penalmente perseguibile chiunque svolgesse questo tipo di attività al di fuori di questi luoghi; - a sollecitare il governo nazionale nella tutela sociale, economica e previdenziale delle prostitute che, per accertata e quindi verificata, libera scelta professionale, dovessero prestare la loro opera all'interno di queste strutture legalizzate e controllate dalle pubbliche amministrazioni. Bolzano, 08 febbraio 2010 Il Consigliere Provinciale di Unitalia
01/02/2010
Richiesta di sostituzione dell’attuale presidente dell’Ipes con persona più politicamente idonea all’assunzione di un ta - Se esiste una istituzione sociale che riveste una importanza vitale e fondamentale all’interno della nostra Provincia questa è certamente l’IPES. Dopo anni di presidenza affidata alla dottoressa Franzelin che fungeva da mente organizzativa, da facente veci di assessore - che all’epoca, pure esistendo, era politicamente assente -, da avveduto responsabile amministrativo e, non ultimo, da persona sensibile ed accorta nella soluzione di problematiche sociali e gestionali certamente non facili, si è passati, con una scelta politica del tutto discutibile, ad affidare l’onere e la competenza degli alloggi sociali ad Alfred Purgstaller. Ecco il risultato a qualche anno di distanza: aumento incredibile di affitti non pagati, solo in parte riconducibili alla crisi economica; mancanza di controlli seri sulle reali entrate di chi dichiara un reddito che riconduce a canone “zero”; alloggi sempre più devastati e incustoditi; lamentele sempre più pressanti non solo da parte degli inquilini “seri” ma anche e soprattutto dal personale dell’istituto; tempi lunghissimi per le ristrutturazioni di alloggi per nuove assegnazioni;…una serie infinita di questioni che, se in parte sono sempre esistite, negli ultimi tempi si sono moltiplicate in maniera inaccettabile. A questo quadro poco edificante – poco o nulla contano le giustificazioni legate alla percentuale delle mancate entrate sul totale degli affitti che risulterebbe fra le più basse d’Italia -, l’attuale presidente ci comunica l’impotenza dell’istituto a recuperare i crediti da parte di chi ha lasciato gli alloggi, intravedendo invece qualche speranza sulle somme da esigere da chi ancora abita, legato - pensa un po’ che idea innovativa - all’invio di due solleciti invece che tre. Il colmo della sua “diplomazia sociale” lo raggiungiamo con la notizia, del tutto infondata perché priva di mezzi e di risorse abitative alternative, del paventato cambio di alloggio per 5.300 inquilini che, occupando alloggi sovra dimensionati, verrebbero trasferiti in altri di minore superficie. Preso atto che un tale numero di appartamenti più piccoli esistono solo nella mente, evidentemente parecchio fantasiosa, del presidente dell’Ipes, la sua dichiarazione ottiene l’evidente effetto di creare panico, insicurezza, paura e rassegnazione fra gli inquilini più anziani. E qui sta il grave di tutta la questione: se la dubbia capacità gestionale dell’Ipes costituisce già un fatto grave e inaccettabile, questa ultima “sparata”, del tutto gratuita, esce dai limiti della comprensione politica e diventa assolutamente imperdonabile. Se esiste quindi un momento fondamentale nella vita professionale di ognuno di noi nel quale si interpreta che è giunta l’ora per farsi da parte, noi pensiamo che questo momento per Purgstaller sia già stato maturato. SI INVITA LA GIUNTA PROVINCIALE A prendere doverosamente atto che la gestione dell’Ipes, e quindi la sua presidenza, non abbia centrato l’obbiettivo di una umana forma di comunicazione ai suoi inquilini; di una sociale conduzione dell’ istituto e di una gestione degli immobili pubblici che, contemporaneamente, garantisca una giusta qualità di vita agli assegnatari “civili” e una corretta gestione degli immobili di pubblica proprietà. A fronte di queste presunte problematiche irrisolte, seppure certi che dette mancanze non siano assolutamente imputabili esclusivamente al Presidente dell’Istituto chiediamo la Sua destituzione dall’incarico e la nomina di un nuovo Presidente. O1 febbraio 2010 Donato Seppi UNITALIA
24/11/2009
Basta con la inaccettabile tolleranza politica nei confronti di nomadi e zingari. - Ecco “premiato” il buonismo dei fanfaroni della politica “integralista”: la maxi rissa di via Milano che ha visto ieri coinvolte due bande di zingari “nostrani” e che ha lasciato interdetti i cittadini per la violenza esercitata nel reciproco pestaggio è la dimostrazione di quanto siano vani e assolutamente incredibili le pretestuose prediche sull’integrazione e sull’ inserimento di certi individui nel tessuto sociale. Che significa, in primis, lavorare per vivere e non vivere di espedienti più o meno legittimi! Feriti sanguinanti sulla strada, ricoveri di urgenza, gente spaventata: l’ottimo risultato ottenuto da chi ha sempre pensato che agli zingari vadano concessi maggiori opportunità rispetto alla nostra gente. Noi chiediamo che le regole vengano rispettate da chiunque e, nello specifico, vogliamo conoscere le ragioni per cui sul territorio del Comune di Bolzano, così come in altri comuni provinciali, è concesso agli zingari di sostare e di accamparsi anche al di fuori dei campi nomadi previsti dalle amministrazioni comunali. Per ovvie ragioni igienico sanitarie, di pubblica sicurezza, di decenza e civiltà chiediamo che i nomadi accampati fuori dai campi previsti siano immediatamente allontanati. Chiediamo altresì che tutti Coloro che siano stati coinvolti ieri nella furiosa rissa di Via Milano ed altri incriminati per altri reati siano anche fatti sgomberare da alloggi sociali (IPES) nel caso che alcuni di loro fossero assegnatari o ospiti in case popolari. Questa indecente abitudine oramai consolidata da parte del Comune di Bolzano di chiudere occhi e orecchi nei confronti degli zingari facendo contemporaneamente finta di non conoscere le regole dalla Giunta comunale emanate e, ancora di più quelle del Codice Civile Penale, a cui si aggiungono le norme dell’IPES che pretendono, come è ovvio che sia, lo sfratto immediato dalle case popolari di tutti coloro che abbiano commesso reati, va immediatamente respinta. A detto proposito, invitiamo la Giunta Provinciale - Ad imporre ai Comuni il rispetto degli accordi in passato stipulati per i quali fuori dai Campi nomadi previsti dalle amministrazioni comunali non possono esistere altri insediamenti o accampamenti. - Ad invitare i Comuni sul cui territorio esistessero insediamenti di nomadi al di fuori di questi spazi a predisporre l’ immediato sgombero. - A verificare che tutte le norme previste dalle leggi in vigore sulla sanità e l’igiene pubblica siano soddisfatte in ogni insediamento legittimo ed illegittimo. - A notificare all’IPES l’obbligo del rispetto da parte di tutti delle norme in vigore fra cui lo sfratto immediato dalle case popolari a chi sia stato incriminato per reati gravi. Bolzano, 24 novembre 2009 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato Seppi
23/10/2009
Scongiurare qualsiasi ipotesi di inserimento di un ora settimanale di religione islamica nelle scuole provinciali. - Le dichiarazioni della dott. Nicoletta Minei, nominata sovrintendente scolastica italiana, dopo continui e ripetuti “sgarbi” lunghi mesi, fra il Ministero della Pubblica Istruzione e la Giunta Provinciale, lasciano francamente sconcertati quando la Stessa lascerebbe intendere la possibilità di inserire un ora di religione, facoltativa, che vada oltre all’insegnamento della religione cristiano cattolica, all’interno delle scuole italiane. In pratica sembra aprirsi a diverse altre possibilità nelle quali non si esclude l’eventualità dell’inserimento di un ora settimanale per l’ approfondimento di altre religioni fra cui, ovviamente, anche e soprattutto quella coranica. Così ci sembra di interpretare dalle interviste rilasciate agli organi di informazione e, se queste intenzioni venissero confermate, sarebbero da considerarsi eticamente gravi e idealmente inaccettabili. Infatti, oltre a costituire uno stravolgimento di tutto il palinsesto didattico fino ad oggi applicato in qualsiasi scuola italiana, costituirebbero un vero e proprio “attentato ideale e spirituale” alla nostra millenaria civiltà cristiana le cui fondamenta poggiano su tutta la cultura europea. Fermamente contrari a questa eventualità che dovrebbe vedere schierati anche i massimi rappresentanti locali del clero cristiano cattolico, inspiegabilmente silenziosi, sentiamo la necessità di scongiurare questa drammatica ipotesi. SI IMPEGNA LA GIUNTA PROVINCIALE - A dichiarare la propria assoluta contrarietà all’inserimento dell’insegnamento di religioni, che non sia quella cristiano cattolica, all’interno dei programmi scolastici provinciali a prescindere dalla madre lingua degli alunni o degli studenti; - A scongiurare questa ipotesi con una presa di posizione dei tre assessorati alla scuola, italiana, tedesca e ladina, nella quale si dichiarano contrari alla eventualità di insegnamento di religioni che non sia quella cristiana cattolica all’interno di tutte le scuole provinciali di ogni ordine e grado. - A ribadire la necessità di configurare nella scuola locale le nostre origini cristiane su cui si basa la nostra civiltà europea. - A verificare che l’obbligo della presenza del Crocefisso all’interno di ogni aula scolastica venga assolutamente rispettato in base alle normative in essere, in ogni scuola provinciale di ogni ordine e grado. Bolzano, 21 ottobre 2009 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato Seppi
13/08/2009
Risolvere a breve il grave stato in cui giacciono da troppo tempo le carceri di Bolzano dando risposte certe ai pesanti - Nelle carceri bolzanine operano, con la massima professionalità e spirito di dedizione e sacrificio, n.65 guardie carcerarie, oltre ad altri operatori sanitari ed educativi esterni ed interni. A Bolzano sono incarcerate 132 persone più 6 (in semi libertà) al posto delle 67 più 12 che sarebbero il numero previsto dalla capienza regolamentare. E questo già spiega la grave insufficienza di spazi e di servizi fra il resto previsti dalle normative in vigore! A questo si aggiunga che l’organico di guardie carcerarie previsto sarebbe di 85 unità contro appunto le 65 attualmente in organico. Evidentemente questo comporta uno spirito di sacrificio da parte del personale che va oltre alle Loro normali mansioni creando evidenti disagi e grandi sforzi umani ed organizzativi. A ciò si aggiunga la insormontabile difficoltà di trovare alloggio a prezzi possibili sul libero mercato ad operatori del settore che, per il 95%, sono reclutati in altri comuni d’Italia, il più delle volte distanti centinaia di chilometri da Bolzano. Molti di Loro sono alloggiati in una caserma collegata al carcere e costretti a vivere in tre o quattro in un'unica camera con servizi comuni; è una situazione incresciosa che Li pone in condizioni di vita inaccettabili per non dire disumane! E’ quindi una condizione di vita davvero pesante che impone una soluzione definitiva al problema. SI INVITA LA GIUNTA PROVINCIALE A giungere al più presto ad un accordo con il Ministero della Giustizia che concretizzi la realizzazione di una nuova struttura carceraria in altro sito adeguata ai tempi e alle esigenze del personale, possibilmente presso l’area della dismessa caserma Mercanti di Appiano; A realizzare, nei pressi del nuovo carcere e quindi nell’ampia area sopra citata, alloggi per il personale di servizio adeguati alle Loro esigenze e a quelle delle Loro famiglie. Bolzano, 13 agosto 2009 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato Seppi
11/08/2009
A Sinigo, così come in tutte le case IPES della Provincia, si provveda a sfrattare tutte le famiglie che insistono nel m - Le proteste degli inquilini dell’edificio IPES sito in via Damiano Chiesa n.4 a Sinigo, risultano, da nostre indagini e sopralluoghi, anche in orari notturni, assolutamente giustificate. La rabbia che nasce nei confronti di alcune famiglie assegnatarie di alloggi popolari che vivono al di fuori delle norme previste e sancite dall’IPES e la imperdonabile maleducazione, assieme ad un senso di inciviltà radicata che contraddistingue i comportamenti di diversi individui lì residenti, è ampiamente motivata. Gli alloggi popolari, dati inizialmente in uso a famiglie locali e ora occupati anche da zingari ed extracomunitari che hanno altre abitudini di vita e altro senso del vivere civile comportano, per la nostra gente, la sopportazione di situazioni divenute assolutamente inaccettabili. Non serve elencare le ragioni di questi disagi e gli atti di inciviltà a cui le nostre famiglie sono soggette nelle case IPES per giustamente interpretare il loro disagio e il livello di invivibilità raggiunto in tanti condomini gestiti dall’istituto. Del resto, queste considerazioni, non riguardano solo l’edificio in questione ma si allargano a macchia d’olio su tutto il territorio provinciale investendo quasi tutte le case popolari in cui esistono assegnatari “male educati” non necessariamente configurabili, sempre e solo, nella categoria degli extracomunitari e degli zingari. Esiste, per ogni assegnatario IPES, un regolamento da rispettare che viene accettato e sottoscritto all’atto della consegna dell’ immobile: le norme in esso espresse, quando eluse, non vengono quasi mai sanzionate e questa inaccettabile abitudine all’accondiscendenza, da parte dei responsabili IPES, accentua ancora di più il grave malessere sopra esposto. Noi abbiamo il dovere di garantire alle nostre famiglie una qualità della vita, all’interno delle case IPES, consona al nostro grado di civiltà, al nostro stile di vita, al nostro civile modo di rapportarci con il prossimo e con gli altri inquilini. Chi non è in grado di garantire queste normali abitudini di convivenza non può più essere tollerato. SI INVITA LA GIUNTA PROVINCIALE - A prendere doverosamente atto che nelle case IPES di tutta la Provincia esistono condizioni di vita assolutamente difficili e a volte insostenibili per le nostre famiglie quando obbligate a convivere, negli stessi edifici, con famiglie che hanno altri stili di vita e un senso dell’educazione e della civiltà assolutamente contrario alle nostre abitudini. - A creare i presupposti affinchè l’IPES applichi rigidamente le norme in essere (non serve crearne di nuove!) che regolano la vita e la convivenza all’interno degli edifici popolari; che si smetta quindi di “non pretendere” il rispetto della legge e delle regole; che si sanzionino gli inadempienti; che si provveda all’espulsione, e quindi allo sfratto, dalle case popolari di tutti Coloro che non si comportano in modo civile. Bolzano, 11 agosto 2009 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato Seppi
03/07/2009
Crisi economica: detassazione fiscale per i cittadini italiani che trascorrono le ferie - Esistono ragioni di carattere economico legate direttamente ed indirettamente al turismo, anch’esso attraversato da una crisi di sempre maggiori proporzioni che si aggiunge ad uno stato di disagio economico e produttivo conclamato da parte di tutto il sistema nazionale e locale. Risulta necessario sollecitare, per arginare almeno in parte la crisi, un intervento istituzionale atto a favorire la scelta della mèta turistica degli italiani, per il periodo delle vacanze estive ed invernali, in una località del nostro Stato e quindi anche della nostra Provincia. Le indicazioni fornite dall’Istat e dalle associazioni di categoria sulla presenza di ospiti nelle nostre località turistiche denunciano un calo che non è giustamente rapportato, nei termini numerici e proporzionali, al reale decremento delle entrate per gli operatori del settore. Se è infatti vero che gli ospiti non diminuiscono di anno in anno più di tanto nel numero delle presenze è altrettanto vero che i periodi di vacanza sono sempre più brevi e la disponibilità di spesa dei turisti sempre inferiore. Per contro, un numero sempre più elevato di cittadini italiani predilige rivolgersi, certamente per ragioni legate al risparmio economico, a zone turistiche straniere dove, verosimilmente, il costo delle vacanze, soprattutto se allargato a tutto il nucleo familiare, è più basso che in Italia. A lungo andare, stando così la situazione, avremo un numero sempre minore di vacanzieri stranieri che giungeranno in Alto Adige e un numero sempre maggiore di Italiani, altoatesini compresi, che si rivolgeranno all’estero per trascorrere il periodo di ferie. E’ quindi evidente che si debba correre ai ripari, specialmente in una provincia in cui il turismo assieme ad altre attività economiche ad esso collegate, rappresenta una fonte di entrata e di lavoro fondamentale. La nostra proposta è quindi finalizzata, oltre a recuperare ciò che si è perso in questo settore, ad incrementare la presenza di turisti italiani sul nostro territorio per imprimere nuova linfa vitale ad un settore economico chiaramente in crisi. SI IMPEGNA LA GIUNTA PROVINCIALE - Ad invitare il parlamento nazionale ed il governo ad istituire, nei modi di intervento che si riterranno più consoni, un risparmio fiscale per tutti i cittadini italiani che si recheranno in ferie in una località turistica dello Stato Italiano. - A sollecitare il Governo nazionale affinché le spese sostenute per le ferie proprie e della propria famiglia, quando documentate con regolare ricevuta fiscale rilasciata per il pagamento delle vacanze trascorse in strutture turistiche italiane, possano essere detratte, in tutto o in parte, dall’imponibile del reddito attribuito ai cittadini e soggetto a tassazione. Bolzano, 03 luglio 2009 Il Consigliere Provinciale di Unitalia Donato Seppi
26/06/2009
Aiuti concreti e immediati ai lavoratori cassa intergrati da parte della Provincia. - Le gravissime problematiche economiche che stanno investendo i lavoratori cassa integrati hanno bisogno di essere immediatamente affrontati con validi aiuti da parte della Provincia. Preso atto che molti lavoratori hanno chiesto alle aziende, per integrare quanto percepiscono dalla cassa integrazione, parte del TFR maturato e già versato nei fondi pensionistici, in quanto non riescono a fare fronte diversamente alla crisi economica, è giunto il momento di un intervento amministrativo più specifico e massiccio sulle Loro entrate. Bisogna infatti consentire ai lavoratori di affrontare con meno problemi la crisi: la Provincia dovrebbe quindi elargire, ad ogni cassa integrato e per il periodo della cassa integrazione, la differenza fra quanto percepiscono con la cassa integrazione e il 90% del salario o dello stipendio. Con una risposta di questo tipo, che potrà vedere fissati dei massimali temporali di intervento, potremmo dire di avere fatto ciò che il nostro dovere di amministratori ci impone. Dare un aiuto ai nostri lavoratori e alla classe produttiva è un obbligo politico, etico e morale oltre che, evidentemente, umano! SI INVITA LA GIUNTA PROVINCIALE - Ad intervenire immediatamente in aiuto ai lavoratori cassa integrati e alle Loro famiglie istituendo un fondo Provinciale che vada ad integrare la differenza fra quanto i lavoratori percepiscono con la cassa integrazione e il 90% di quanto percepirebbero normalmente. Bolzano, 25 giugno 2009 Il Consigliere Provinciale Donato Seppi
26/06/2009
Sollecitare accordi aziendali che limitino in maniera drastica i tempi delle assunzioni a tempo determinati. - Le assunzioni a tempo determinato hanno raggiunto dei livelli di abuso aberranti che vanno ben oltre alle pure flebili ragioni che hanno legislativamente consentito questo tipo di contrattazione. Essere assunti senza certezze nel futuro, con contratti rinnovati da mese in mese, senza possibilità di garanzia alcuna per il futuro, crea una situazione di ansia e di insicurezza disumana. Specialmente per padri e madri di famiglia che hanno a carico affitti e mutui oltre che figli da mantenere. Nella consapevolezza che a livello di governo provinciale e regionale è istituzionalmente impossibile cambiare regole e porre freni o limiti alle normative nazionali in essere siamo comunque convinti che dei correttivi vadano posti immediatamente. Lo stato disumano di ansia e di incertezza in cui vivono migliaia di nostri concittadini assunti a tempo determinato vanno risolti limitando l’uso di questi contratti ed eliminando ogni abuso. Qualche azienda locale ha già provveduto a porre dei limiti temporali a queste anomale assunzioni fissandoli normalmente in 12 mesi: la nostra proposta è che questa regola venga fissata da ogni azienda che esercita la sua attività sul territorio provinciale. SI IMPEGNA LA GIUNTA PROINCIALE - A sollecitare tutte le aziende locali a limitare i contratti di assunzione a tempo determinato per 12 mesi. Al termine di un anno dovrà esserci l’assunzione a tempo indeterminato. Bolzano , 25 giugno 2009 Il Consigliere Provinciale Donato Seppi
21/05/2009
Non dovrebbero essere i soci delle cooperative edilizie del Casanova a pagare le imposte che sarebbero ad esclusivo car - Unitalia contesta la decisione esclusivamente politica del Comune di obbligare, o anche solo di “consigliare”, ai soci delle cooperative affinché addivengano alla conclusione di produrre un pagamento fiscale aggiuntivo che, a nostro avviso, non è a Loro attribuibile. Chiediamo istituzionalmente ragione per i soldi pubblici – 4 milioni di euro circa! - stanziati dalla Provincia per fare parzialmente fronte ad un debito fiscale verso lo Stato che risulterebbe di esclusiva competenza dei venditori dei terreni e quindi dei contadini: se lo Stato chiede soldi ai venditori, perché a Loro e solo a Loro sono indirizzate le richieste di versamento da parte degli uffici fiscali, sono Loro che devono pagarli. E se il Comune di Bolzano avesse fatto a suo tempo contratti capestro con i contadini è esclusivamente la Giunta comunale che deve assumersene la responsabilità. Comunque non sarebbero certamente i soci delle cooperative a doversi assumere oneri e pagamenti che non competono a Loro, fino a quando non ci fosse una sentenza – che stentiamo a credere possa mai essere emessa - che stabilisse il contrario! Non vi sarebbero infatti dubbi concreti sul fatto che il pagamento dell’IVA allo Stato risulta sempre e comunque a carico del venditore, zona di urbanizzazione Casanova compresa: gli stessi uffici finanziari avrebbero addebitato i relativi importi per l’ IVA non pagata ai contadini che hanno venduto i terreni agricoli a prezzi esorbitanti, e assolutamente fuori da ogni ovvia logica di mercato, al Comune di Bolzano. Riteniamo quindi che trasferire questo debito fiscale al Comune che è l’acquirente diretto dei terreni e, conseguentemente, alle cooperative che hanno realizzato gli alloggi e quindi ai 480 soci già sommersi dai mutui bancari, risulterebbe una operazione politica del tutto inaccettabile. La retroattività applicativa del Decreto Bersani, criticabilissima sotto tutti i punti di vista, non prevede che, in caso di vendite già eseguite alla data dell’entrata in vigore del decreto stesso, l’iva dovrebbe essere versata dagli acquirenti e quindi resterebbe ad esclusivo carico dei venditori. SI INVITA LA GIUNTA PROVINCIALE - A non corrispondere i 4 milioni di Euro che sarebbero stati previsti dalla giunta provinciale come quota del 50% per il pagamento dell’ iva che non risulta a carico della Provincia. - E’ ovvio che in caso contrario presenteremo un dettagliato esposto alla Corte dei Conti atto a verificare la legittimità di questo eventuale esborso di denaro pubblico. - A sollecitare le cooperative e quindi i 480 soci che le compongono quali proprietari degli alloggi del Casanova a resistere anche in giudizio innanzi ad eventuali richieste avanzate dal Comune e/o dai venditori dei terreni in quanto le ragioni - per non corrispondere alcuna cifra - a Loro attribuibili risulterebbero di fatto inequivocabili. Bolzano, 21 maggio 2009 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato Seppi
19/05/2009
Mozione: Revocare immediatamente al Prof. Vidoni l’incarico di sovrintendente scolastico e a Tomasini l’assessorato alla - Se anche la Scuola provinciale italiana che dovrebbe statutariamente godere – ma di fatto non ha mai avuto – la sua totale autonomia organizzativa e decisionale si è “genuflessa” alle sopraffazioni della SVP, cancellando da documenti istituzionali importanti come pagelle e diplomi, la dizione Repubblica Italiana, significa che siamo arrivati al capolinea. Governati da politici pseudo italiani di origine post democristiana e comunista, che hanno ceduto anche l’incedibile alla Stella Alpina, abbiamo il dovere di protestare pubblicamente per affronti di questa portata, prendendo immediatamente in considerazione la necessità di operare importanti e significative reazioni istituzionali. La prima riguarda il responsabile provinciale della scuola italiana, prof. Vidoni, che per avere disposto ed indirizzato alla Giunta un documento di tale aberrante discriminazione nei confronti della Comunità italiana e di vilipendio allo Stato, deve essere immediatamente rimosso dall’incarico di Sovrintendente scolastico. La seconda riguarda l’assessore alla Cultura italiana Tomasini, che dopo avere votato a favore di un tale documento in seno alla Giunta, dichiara di non saperne nulla per non averlo controllato in quanto avrebbe riposto fiducia “ a scatola chiusa” nei confronti di Vidoni. Il problema, ammesso che le dichiarazioni dell’assessore possano essere veritiere, è che i cittadini hanno eletto Lui e non Vidoni e quindi certe scuse sono assolutamente inaccettabili: se il responsabile politico della Cultura Italiana si è fidato di chi non doveva, la responsabilità è sempre solo ed esclusivamente Sua. SI CHIEDE ALLA GIUNTA PROVINCIALE - A sollecitare immediatamente la revoca di carica a sovrintendente della scuola italiana al Prof. Vidoni. - A creare le condizioni all’interno della Giunta per togliere all’assessore Tomasini il dicastero della Scuola Italiana per dimostrata incapacità politica nella gestione dello stesso. Bolzano, 19 maggio 2009 Il Consigliere Provinciale Donato Seppi
19/05/2009
Mozione: Provvedere in termini più incisivi alle richieste di aiuto che giungono dai lavoratori cassa integrati e disocc - La crisi economica in essere pone, oltre che pesanti interrogativi sul futuro produttivo, gravi ripercussioni sulle maestranze che operano all’interno del mondo del lavoro. La Provincia sta intervenendo in modo assolutamente insoddisfacente alle richieste dei lavoratori che con mutui, affitti, costo della vita, non riescono a fare quadrare i bilanci familiari: non va dimenticato che siamo al 17° posto, fra i paesi industrializzati, per i salari corrisposti ai dipendenti e, il tutto, in una realtà alto atesina che presenta un caro vita assolutamente ai vertici fra tutte le regioni italiane. Per andare incontro alle esigenze economiche di tutti i cittadini lavoratori e, in particolare modo, a quelli del settore privato, è necessario ampliare le possibilità di aiuti pubblici. Considerato che ai lavoratori cassa integrati vengono a mancare almeno 500 Euro mensili, presentiamo le nostre proposte in merito per coprire questo ammanco alle famiglie. SI INVITA LA GIUNTA PROVINCIALE - A corrispondere ai lavoratori cassa integrati e disoccupati, iscritti ai corsi di riqualificazione organizzati dalla Provincia, che prevedono una settimana al mese dedicata alla didattica e all’approfondimento, con un importo doppio rispetto all’attuale. Passando quindi dagli attuali 120 Euro circa mensili ad almeno 240 Euro. Considerato che questo importo costituirebbe circa la metà di quanto viene a mancare in busta paga per un cassa integrato dell’industria. - A sensibilizzare i datori di lavoro nell’anticipare ai lavoratori cassa integrati una parte del TFR che, versato mensilmente per tutto il periodo della cassa integrazione agli operai, possa essere di ausilio nel superare il momento di crisi delle famiglie. Circa 250 – 300 Euro mensili costituirebbero la cifra più consona. - A sensibilizzare le istituzioni che gestiscono il TFR dei lavoratori nei fondi pensione a provvedere nello stesso modo e quindi ad anticipare, per quei dipendenti che avessero fatto la scelta di versare il TFR nei fondi, una parte dell’importo versato, pari a quanto sopra. Bolzano, 19 maggio 2009 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato Seppi
02/03/2009
MOZIONE: Richiedesi il totale rispetto della legge in vigore per circoli ed associazioni che mescono cibi e bevande -  MOZIONE: Richiedesi il totale rispetto della legge in vigore per circoli ed associazioni che mescono cibi e bevande: non è tollerabile che qualche circolo continui ad operare nella illegittimità La polemica, che tende sempre più ad acuirsi, relativa ai disagi creati nelle nottate prefestive dalla presenza di giovani che metterebbero a soqquadro alcune vie del centro storico in conseguenza di abbondanti bevute e di un clima apparentemente esasperato, ha posto ripetutamente sul banco degli imputati i gestori dei locali pubblici, costantemente criminalizzati, quasi sempre a torto, per il loro presunto atteggiamento permissivo. Preso doverosamente atto che il servizio di ordine pubblico non è un onere a carico dei pubblici esercenti ai quali non possono essere addebitati eventuali comportamenti poco consoni dei Loro clienti nel momento che gli Stessi non sono nel locale o nelle immediate pertinenze dello stesso, riteniamo sia giunto il momento di ristabilire l’ordine, partendo dalla pretesa del rispetto delle leggi e delle normative in vigore nella gestione dei locali. Perché vicino ad esercenti in perfetta regola con le licenze, con il pagamento di tasse e balzelli di natura statale, provinciale e comunale che rischiano ogni momento di vedersi revocare o sospendere le autorizzazioni nel caso di errori gestionali e che quindi devono essere perfettamente responsabili nelle Loro azioni, esistono una marea di associazioni e circoli, distribuiti su tutti i territori comunali che, anche contravvenendo alle regole in essere, vendono alcolici e super alcolici senza autorizzazione alla mescita di cibi e bevande se non riservate ad un ristretto e doverosamente documentabile numero di soci. Detti circoli con mescita che non hanno l’obbligo di scontrino fiscale, di particolari licenze e in totale assenza di iscrizione al REC della CCIA, creano una concorrenza sleale nei confronti dei regolari esercizi pubblici che non può essere ulteriormente accettata. Vediamo il dettaglio delle violazioni che non dovrebbero essere tollerate oltre: Art. 11 (Spacci interni) della legge provinciale n.7 del 17 febbraio 2000 denominata “Nuovo ordinamento del commercio”. (1) La vendita di prodotti a favore di dipendenti da enti o imprese, pubblici o privati, di militari, di soci di cooperative di consumo, di aderenti a circoli privati, nonché la vendita nelle scuole e negli ospedali esclusivamente a favore di coloro che hanno titolo ad accedervi è soggetta ad apposita comunicazione al comune competente per territorio e deve essere effettuata in locali non aperti al pubblico, che non abbiano accesso diretto dalla pubblica via. Il regolamento di attuazione della suddetta Legge, mediante Decreto del Presidente della Giunta Provinciale del 30 ottobre 2000, n.39, cita testualmente in relazione a quanto sopra: Forme speciali di vendita al dettaglio: (1) Entro 30 giorni dall'attivazione dello spaccio interno il comune deve trasmettere alla camera di commercio copia della comunicazione pervenuta. (2) Agli effetti della legge e del presente regolamento di esecuzione, per locali non aperti al pubblico si intendono i locali l'accesso ai quali è riservato a soggetti determinati. È vietato agli spacci interni l'uso di insegne visibili da pubblica via. E ancora il Regolamento di attuazione della Legge Provinciale n.58 del 1988, concernente norme in materia di pubblici esercizi emanata con Decreto della Giunta al n.11 del 13 giugno 1989: Art. 9 (Spacci interni) (1) La licenza di esercizio per gli spacci interni è richiesta dal legale rappresentante dei circoli o delle associazioni. La conduzione può essere affidata a soggetto diverso dal legale rappresentante, purché associato o dipendente e in possesso dei requisiti di cui all'articolo 18 della legge, il cui nome deve risultare sulla licenza. A richiesta degli organi di vigilanza di cui all'articolo 46 della legge, deve essere esibito l'elenco aggiornato dei soci e dipendenti del circolo o della associazione. (2) La qualità di socio o dipendente, per l'accesso agli spacci interni, deve essere provata, a richiesta degli organi di vigilanza, mediante esibizione di apposito tesserino di riconoscimento rilasciato dal circolo o dalla associazione, numerato e datato, contenente le generalità del titolare nonché la menzione del rapporto di appartenenza, associazione, dipendenza. Da questi dati legislativi, adeguatamente regolamentati, si desume: che un Associazione, un Circolo, non può vendere ne cibi ne bevande se non ad associati che possano provare di esserlo ad ogni controllo perché con tessera munita di foto e dati anagrafici; che questi luoghi di mescita non possono avere accesso diretto dalla pubblica via e nemmeno dotati di insegne che siano su pubblica via. Tutto ciò premesso e documentato si impegna la Giunta Provinciale A sollecitare gli organi competenti nella verifica che tutte le sedi di circoli e associazioni di qualsiasi origine e natura che forniscono cibi e bevande non abbiano accesso dalla pubblica via così come pubblicità sulla stessa. In caso contrario che si proceda immediatamente a imporre il divieto di procedere oltre con una attività di mescita, anche solo agli associati, assolutamente vietata dalla Legge. A sollecitare gli organi competenti nel verificare, nel caso esistano le prerogative di cui sopra che la somministrazione avvenga solo ai soci e che nel circolo sia detenuto il registro con l’elenco nominativo degli stessi. In caso contrario che si proceda ad elevare tutte le sanzioni civili e penali che tale mancanza di rispetto della Legge prevede. Bolzano, 28 febbraio 2009 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato Seppi
19/02/2009
Le ragioni dello stato di crisi nel pianeta sanitario provinciale hanno origine da questioni mai affrontate fra cui la n - Il fallimento della sanità provinciale, dovuto anche e soprattutto alla mancanza di personale, non è da addebitarsi esclusivamente ad un rapporto oramai deteriorato fra medici, gli infermieri e la pubblica amministrazione ma anche alla applicazione di norme statutarie dimostratesi fallimentari. Il bilinguismo, assieme alla proporzionale, ha creato spazi enormi per l’assunzione di infermieri direttamente dalle cooperative che forniscono servizi a prezzi ingiustificati, per cui oggi abbiamo infermieri, occupati all’ospedale in appalto, che non conoscono ne l’italiano ne il tedesco e che risultano sottopagati benché la pubblica amministrazione sborsi cifre elevatissime per le loro prestazioni ai diretti datori di lavoro. La scuola Claudiana più preoccupata a formare giovani bilingui piuttosto che infermieri altamente specializzati ha perso da tempo il suo vero ruolo di garante della preparazione professionale per inserirsi, inaccettabilmente, in un ambito di scuola linguistica che non è nelle sue prerogative. Il quadro della situazione sanitaria è quindi oramai esplosivo ed il momento per mettere mano alla soluzione di tutte le problematiche ad essa connesse è oramai giunto. L’unica certezza è che dallo stato di estrema crisi della sanità si uscirà solamente con la ferma volontà di risolvere le vere ragioni della sua “malattia” e non nascondendosi, come fino ad oggi è stato, dietro strumentali questioni marginali che mai hanno affrontato i problemi alla radice. Fra questi, il più immediato, è la concessione di una deroga alla proporzionale e alla conoscenza, documentata dal patentino di bilinguismo, della seconda lingua per l’assunzione di personale, quando questi risultasse impossibile assumere con questi requisiti. SI INVITA LA GIUNTA PROVINCIALE - A concedere una deroga immediata alla applicazione della proporzionale e del patentino di bilinguismo per tutti i concorsi relativi all’assunzione di personale medico e paramedico da impiegare presso le ASL provinciali in cui non ci fossero candidati in possesso di questi requisiti o ad uno solo dei due. Il Consigliere provinciale di Unitalia Donato Seppi Bolzano li, 19/02/2009
13/02/2009
MOZIONE: Applicazione di importanti segnalazioni acustiche sui mezzi di trasporto pubblici di ausilio ai non vedenti, ag - Sarebbe stato introdotto da alcuni anni a Merano e a Bolzano, a titolo sperimentale, su alcune linee di interesse pubblico, un sistema di segnalazione acustica sui bus di trasporto urbano che, ad ogni fermata, annunciava, in tedesco e italiano, il numero della fermata ed il nome della via o piazza, permettendo al disabile di orientarsi nel salire o scendere dal mezzo pubblico. Stessa situazione sarebbe stata presente anche alle fermate delle varie linee urbane ed extraurbane in modo da consentire di individuare con facilita' quella di interesse, anche ai non vedenti e agli anziani. Ciò non costituirebbe una novità in quanto certamente valide sarebbero le apparecchiature gia' da tempo presenti su alcuni treni regionali sia di trenitalia che della sad. Sempre che, per ragioni incomprensibili, non risulti inspiegabilmente spenta la registrazione automatica inerente a questo servizio a bordo dei bus. Si precisa che il servizio, oltre ad essere necessario ai non vedenti costituisce un valido ausilio alle persone anziane ed un ottimo “biglietto da visita” per i turisti. Preso atto dell’importanza sociale ed etica di un tale servizio e la necessità di procedere nell’attuazione di un programma di installazione generalizzato, SI INVITA LA GIUNTA PROVINCIALE A realizzare un programma di aiuto ai non vedenti, alle persone anziane e ai turisti, relativamente al servizio di trasporto pubblico, così predisposto: - I conducenti dei mezzi pubblici devono fermarsi sempre con la porta anteriore in corrispondenza del cartello di fermata quando vi si trovi un cieco, anche se, come spesso avviene, hanno già aperto le porte in coda ad altri autobus; infatti il non vedente non è in grado né di avvistare il mezzo che lo interessa, né di correre verso di esso; tale problema sussiste peraltro anche per le persone anziane. - I mezzi pubblici di trasporto devono essere dotati di sistemi vocali automatici che informino i passeggeri del nome della fermata successiva e che al momento dell'apertura delle porte comunichino all'esterno il numero della linea e la destinazione finale. - I cartelli posti sui mezzi di trasporto devono essere collocati ad altezza d'uomo e le scritte devono essere composte da caratteri a lettura facilitata e illuminati in modo da corrispondere alle esigenze degli ipovedenti. - I cartelli di fermata devono essere segnalati a terra da appositi segnali tattili che sbarrino il marciapiede e devono recare delle indicazioni in braille e in caratteri facilitati e a rilievo che informino sulle linee dei mezzi di trasporto che utilizzano quelle fermate. - Qualora le fermate siano indicate mediante cartelli elettronici a messaggio variabile, le indicazioni visive riportate sul display devono essere duplicate con messaggi vocali ottenuti su richiesta dei disabili visivi o delle persone anziane con difficoltà di vista, mediante pressione di un apposito pulsante posto sulla palina stessa. Bolzano, 13 febbraio 2009 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato Seppi
22/09/2008
Mozione: La realizzazione del centro commerciale deve avvenire a spese della Provincia che ne mantiene la proprietà e ce - Il centro commerciale va realizzato in zona produttiva, preso atto che altre soluzioni, vedi stazione ferroviaria, oltre ad essere lontane nel tempo, avrebbero dei costi di costruzione talmente esorbitanti da non consentire quella auspicata concorrenzialità con altri centri fuori provincia che tutti i cittadini da anni richiedono. Gli attuali rappresentanti dei commercianti storici di Bolzano, evidentemente non disponibili ad accogliere sul territorio cittadino un centro commerciale che provocherebbe gravi perdite ai Loro affari, sponsorizzano la zona centro proprio per le ragioni suddette: lungaggini nella realizzazione ed alti costi di acquisizione delle superfici di vendita che andrebbero a discapito della convenienza nei prezzi della merce. Presa quindi coscienza che gli interessi dei commercianti del centro sono esattamente opposti alle esigenze della cittadinanza che auspica esclusivamente qualità a prezzi economici, la politica ha il dovere di intervenire per risolvere la questione decidendo definitivamente da che parte stare, non dimenticando mai che oramai le famiglie dei lavoratori e dei pensionati non arrivano alla fine del mese. La nostra proposta, sicuramente alternativa e rivoluzionaria, è la realizzazione di un grande centro commerciale in zona produttiva da progettarsi e da costruirsi immediatamente con soldi pubblici e la cui proprietà rimanga della Provincia o del Comune di Bolzano. Saranno i proprietari, e quindi Enti ad interesse pubblico, ad affittare a privati le singole superfici di vendita al dettaglio a canoni agevolati, pretendendo in cambio la sottoscrizione di un contratto in cui gli affittuari si impegnino, pena l’immediata risoluzione della convenzione, a vendere con ricarichi massimi stabiliti con l’ente proprietario e calcolati sulla base delle merci proposte all’interno di ogni esercizio. Le fatture di acquisto della merce da parte degli esercenti saranno la dimostrazione del prezzo di partenza sul quale praticare il massimo ricarico consentito dalla convenzione, lasciando ai gestori delle attività dislocate all’interno del centro commerciale la possibilità di scegliere il prezzo di vendita che partirà dalla spesa documentata dalla fattura di acquisto all’ ingrosso, fino al massimo del ricarico convenzionato per quello specifico articolo. Cosa si otterrà con una organizzazione commerciale al dettaglio di questo tipo: - I ricarichi che subirà la merce saranno limitati perché il basso costo dell’affitto e della gestione dell’esercizio di vendita, così come l’aumento del prezzo all’origine della merce, contenuto nei livelli previsti dalla convenzione, farà mantenere i prezzi al minuto in termini accettabili e concorrenziali con il resto d’Italia; - Consentirà a tanti giovani che vogliono intraprendere una attività di vendita al minuto la possibilità di realizzare il Loro sogno: i bassi costi di affitto stabilito con l’ente proprietario e quindi le limitate spese di avvio e di mantenimento dell’esercizio saranno fondamentali per creare anche nuovi posti di lavoro; - Creerà le condizioni per calmierare i prezzi su tutto il territorio provinciale perché è chiaro che, se per le ragioni di cui sopra, le merci costeranno molto meno al centro commerciale che nei negozi privati, questi ultimi si dovranno per logica di mercato, adeguare; - Consentirà quindi ai cittadini di avere una possibilità di offerta infinita con prezzi adeguati; non solo nel centro commerciale ma, un po’ alla volta, anche negli altri esercizi di vendita. SI IMPEGNA LA GIUNTA PROVINCIALE - A costruire subito il centro commerciale a sue spese e concedere, con affitti agevolati, le superfici commerciali interne, prevedendo, nelle stesse, la vendita al minuto di tutte le tabelle merceologiche dei beni di prima necessità, pretendendo da parte dei gestori la sottoscrizione di una convenzione, garantita da fideiussione, in cui esista l’impegno di praticare, per ogni tabella merceologica, un ricarico massimo stabilito da regolamento. Il mancato rispetto della convenzione che stabilisce i massimi ricarichi provocherà l’immediata revoca della stessa e del contratto di affitto della superficie con incasso immediato, da parte della Provincia, della fideiussione posta a garanzia del rispetto degli accordi preventivamente sottoscritti. Bolzano, 20 settembre 2008 Il CONSIGLIERE PROVINCIALE DI UNITALIA Donato Seppi
15/11/2007
Creare la scuola per stranieri è la soluzione al disagio didattico causato dalla loro presenza in quella italiana o tede - Se in un altra realtà provinciale proporre una scuola per stranieri potrebbe tacciare i propositori per razzisti e contrari all'inserimento sociale, in Alto Adige ciò deve essere concesso senza remore visto che lo Statuto prevede l'esistenza di tre scuole, italiana, tedesca e ladina e nessuno si arroga il diritto di considerare razzista, come in effetti sono, alcune norme dello stesso.Continua la polemica relativa alle iscrizioni di giovani stranieri nelle scuole provinciali dell’obbligo e il botta e risposta fra gli assessori competenti alla scuola italiana e tedesca: la questione è sempre legata alla percentuale di bambini stranieri che si iscrive alle scuole locali ed il numero sempre maggiore di coloro che frequentano la scuola italiana. Preso atto che il nostro statuto di autonomia - nel quale non ci riconosciamo – prevede la presenza sul territorio provinciale di una scuola italiana, una tedesca ed una ladina e che quindi si sono volutamente create ragioni di divisione fra la nostra stessa popolazione già dagli anni dell’asilo, non si interpretano le motivazioni per cui, perseguendo lo stesso concetto razzista che prevede suddivisioni fra la nostra popolazione locale, non si possano creare anche le scuole per stranieri. Completamente slegate da quelle italiane, da quelle tedesche e da quelle ladine: non avremmo più polemiche su quanti stranieri hanno preferito questo o quel percorso didattico in questa o in quella lingua ed avremo risolto definitivamente la questione. E’ infatti paradossale pensare che i figli di questa Terra debbano frequentare scuole diverse perché si vuole scongiurare qualsiasi tipo di inserimento, o sarebbe meglio dire “inquinamento” nelle società che regolano, mantenendoli distinti anche fisicamente, i gruppi linguistici locali e, contemporaneamente, portare avanti la politica dell’inserimento “coatto” degli stranieri nel gruppo linguistico che preferiscono proponendo, per Loro, quello stesso inserimento a noi negato. Che la provincia persegua quindi la politica razzista fino a qui congeniale ai suoi aberranti scopi di mantenere divisa la popolazione locale, applicando la stessa abominevole logica anche per gli stranieri aggiungendo alla scuola italiana, a quella tedesca e a quella ladina anche la scuola per stranieri. Così, tutti divisi, allineati e coperti secondo gli schemi di “mamma provincia” la “mischkultur” sarà scongiurata anche negli anni a venire e le polemiche saranno completamente accantonate. SI IMPEGNA LA GIUNTA PROVINCIALE · - A creare i presupposti per la realizzazione di una ulteriore scuola, da aggiungersi a quella italiana, tedesca e ladina, per gli stranieri accettando, all’interno della stessa, tutti i giovani provenienti da altre nazioni europee ed extracomunitarie; · - A finanziare detta istituzione con i fondi già previsti per i “centri linguistici” che non avranno più ragione di essere realizzati considerato che nella scuola per stranieri sarà portata avanti la conoscenza e quindi l’insegnamento della lingua italiana e tedesca; · - A prendere atto, assumendosi le proprie responsabilità, che in una Provincia in cui già esistono tre diverse scuole ad indirizzo didattico e linguistico diverso si può realizzare anche la quarta senza essere tacciati di razzismo visto che ciò fino ad ora, per le tre esistenti, non è mai accaduto se non da parte nostra! Bolzano, 15 novembre 2007 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato Seppi
14/11/2007
Eliminare i limiti urbanistici provinciali che non consentono licenze per il commercio al dettaglio. - Quando gli interessi particolari di qualsiasi specifica categoria fossero in contrasto con le ragioni e le istanze dei cittadini nel loro insieme queste ultime devono assolutamente prevalere. E che sia negli interessi dei cittadini consumatori la presenza di un numero sempre maggiore di esercizi commerciali è fuori discussione preso atto che la loro presenza garantisce maggiore concorrenzialità e, conseguentemente, si traduce in minori costi per gli acquisti. Questo concetto, basilare in una ovvia legge di mercato, va quindi considerato prioritario in qualsiasi decisione politica ammesso che la stessa risulti, come a volte nella nostra Provincia risulta difficile constatare, davvero finalizzato alle ragioni dei cittadini e, nel caso specifico, davvero riferito in particolare modo alle classi sociali meno abbienti. Affermare la necessità di liberalizzare il commercio al minuto nelle zone produttive è quindi un segnale positivo perché indirizzato verso una particolare attenzione al potere di acquisto di operai, famiglie di lavoratori e pensionati. SI INVITA LA GIUNTA PROVINCIALE - A modificare la legge provinciale urbanistica in vigore per consentire la possibilità di esercitare il commercio al dettaglio, riferito a tutte le tabelle merceologiche attualmente in essere, nelle zone produttive; - A chiarire in modo definitivo ed inequivocabile questa “vocazione” delle zone produttive anche per applicare dei concetti legislativi che garantiscano parità di diritti e di doveri nei confronti di tutti i richiedenti le licenze commerciali al minuto; - A prendere definitivamente atto che gli interessi dei cittadini consumatori sono prioritari nei confronti di altre categorie che, pure importanti, non possono prevalere sulle istanze collettive. Bolzano, 13 novembre 2007 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato Seppi
12/11/2007
Campo nomadi a Merano: da escludere qualsiasi realizzazione che comporti esborso di denaro pubblico! - Mentre il denaro pubblico sembrerebbe insufficiente per garantire una casa a centinaia di pensionati, giovani coppie e famiglie di lavoratori che attendono da anni l’assegnazione di un alloggio popolare esisterebbero sempre risorse per risolvere i problemi dei nomadi. E’ ora che il Comune di Merano, così come tutte le altri realtà comunali della Provincia prendano definitivamente atto che le risorse sociali vanno primariamente indirizzate a chi manifesta giustificate richieste in quanto lavora e contribuisce alla crescita socio economica della comunità: si spenda quindi a Merano quanto previsto per il campo nomadi - e cioè 500 mila euro a cui si aggiungono i costi per l’innalzamento della quota del terreno su cui il campo sarebbe realizzato e quanto andrà previsto per un ulteriore secondo campo - e lo si utilizzi per la soluzione dei casi abitativi sociali più inquietanti e riferiti alle categorie di cui sopra. Quando i nomadi stessi fossero residenti e dimostrassero di avere un lavoro che consenta il mantenimento della famiglia a loro carico facciano, come chiunque, regolare domanda agli organi istituzionalmente preposti. Se senza lavoro e quando non in grado di dimostrare come mantengano i Loro familiari non hanno diritto a nulla: ne campi ne alloggi. Ne più e ne meno di qualsiasi altro cittadino della nostra terra. SI IMPEGNA LA GIUNTA PROVINCIALE - A prendere atto che i campi nomadi non possono essere realizzati con esborso di denaro pubblico fino a quando un solo cittadino locale, pensionato e/o lavoratore sarà ancora senza casa ed in attesa di un alloggio sociale; - A prendere atto che qualsiasi cittadino che si definisce nomade ha gli stessi diritti e soprattutto doveri di tutti gli altri e quindi ha la facoltà, se lavora e mantiene legittimamente la propria famiglia di presentare domanda per una sistemazione alloggiativa agli organi preposti; - A prendere definitivamente e coraggiosamente atto che chi non lavora e non è in grado di dimostrare la legittimità delle proprie entrate e la sufficienza delle stesse per il mantenimento del proprio nucleo familiare non deve godere di diritto alcuno. A prescindere che sia nomade, zingaro o cittadino figlio della nostra Terra. Bolzano, 09 novembre 2007 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato Seppi
10/10/2007
Gli assegnatari di alloggi IPES dediti allo spaccio di droga, devono essere immediatamente sfrattati. - L’arresto per spaccio di droga degli inquilini dell’alloggio IPES sito in viale Europa 176, interno 2, eseguito dalla Polizia, mette in luce un fenomeno di smercio di sostanze stupefacenti di dimensioni gigantesche praticato addirittura dalla finestra di una casa popolare. Questo gravissimo reato, di cui i responsabili renderanno evidentemente conto alla Giustizia, è stato perpetrato in un appartamento dell’IPES che ha assunto anche la funzione di costituire un nascondiglio per l’abbondante quantità di stupefacente trovata e sequestrata dalla forza di pubblica sicurezza. Uno smercio di droga, aggravato dall’essere attuato anche a minorenni, è francamente un ignobile reato che diventa maggiormente inaccettabile quando eseguito in una pubblica proprietà abitativa considerati i fini sociali a cui la stessa è destinata. I responsabili dell’edilizia sociale abitativa si assumano quindi la responsabilità di rendere immediatamente libero quell’appartamento, di assegnarlo ad una famiglia locale bisognosa (sono oltre 1000 i richiedenti italiani che attendono un “tetto” dalla pubblica amministrazione), restituendolo agli scopi per cui è stato, con il denaro del cittadino contribuente, realizzato. Se serve qualcuno che si assuma la responsabilità giuridica e l’onere di entrare in quella casa del popolo, prendere mobili e masserizie degli attuali assegnatari arrestati, che speriamo rimangano nelle patrie galere per diversi anni, e portarle all’inceneritore, ci offriamo come volontari. E’ ora di finirla con un buonismo divenuto parossistico a favore di chi elude la Legge: abbiamo bisogno di giustizia sociale. SI IMPEGNA LA GIUNTA PROVINCIALE - A prendere coraggiosamente e definitivamente atto che pregiudicati e assegnatari di case popolari che commettono reati penali di estrema gravità, come lo spaccio di droga, devono essere immediatamente sfrattati dagli alloggi IPES e posti materialmente sulla strada. - A prendere atto che le case popolari sono un diritto per i lavoratori, le famiglie di lavoratori e per i pensionati. Chiunque non appartenga a queste categorie, o sia pregiudicato, o commetta gravi reati penali deve essere allontanato, se assegnatario, o deve vedersi rifiutata la sua domanda se richiedente. Bolzano, 09 ottobre 2007 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato Seppi
10/10/2007
Sudtiroler Marketing e indagini della Procura: sospendere il direttore fino ad avvenuta chiarezza sulle ipotesi di reato - La notizia delle indagini in corso per accertare i reati di malversazione e truffa, ipotizzati dal PM Guido Rispoli nei confronti della Suedtiroler Marketing giunge attesa perché auspicata da tempo nell’ambito politico locale delle opposizioni. Va ricordato che già il 24 gennaio 2006 e quindi in un clima non certamente sospetto, Unitalia presentò in Consiglio Provinciale una Mozione nella quale si chiedevano le dimissioni del direttore di Alto Adige Marketing e si impegnava la Giunta Provinciale, alla luce di diverse questioni poste nella parte descrittiva “a porre le condizioni politiche ed amministrative affinché la Società Alto Adige Marketing sostituisca l’attuale direttore con un altro dirigente in grado di garantire lo svolgimento delle proprie funzioni nel pieno rispetto delle leggi in vigore ed in particolare delle norme sancite dallo Statuto di Autonomia…..”. Le indagini della Guardia di Finanza, a cui va tutta la nostra solidarietà umana e professionale così come quelle della Procura su ipotesi di reato gravi e pesanti da un punto di vista penale sono il ragionevole epilogo di una questione che andava davvero verificata in ogni suo particolare risvolto amministrativo e tecnico. Tutto ciò impone oggi una immediata sospensione dei finanziamenti pubblici provinciali, pari a circa 9 milioni di Euro che, dalla Provincia vengono elargiti alla Alto Asdige Marketing per la promozione turistica dell’immagine dell’Alto Adige. La trasparenza sulla spesa pubblica è un dovere da cui nessuno può esimersi e quindi, posti dinnanzi ad ipotesi di reato di questa gravità penale riteniamo doveroso sollecitare un immediata presa di posizione da parte della Giunta Provinciale. SI SOLLECITA LA GIUNTA PROVINCIALE - A sospendere immediatamente, già quindi da quest’anno per la parte ancora da finanziare, ogni ulteriore finanziamento previsto in bilancio per la Alto Adige Marketing fino a quando non saranno chiarite dalla Procura le ipotesi di reato in essere a carico della stessa società; - A sospendere o a sostituire dal proprio incarico l’attuale direttore della Alto Adige Marketing fino a quando saranno definitivamente sciolte le riserve da parte della Procura su eventuali responsabilità della società relativamente alle ipotesi di reato in essere. Bolzano 07 settembre 2007 Il Consigliere provinciale di UNITALIA Donato Seppi
01/10/2007
Mozione: Proibire l’assegnazione di incarichi esterni a professionisti eletti nelle istituzioni è un dovere morale. - E’ davvero incredibile che con centinaia di avvocati liberi professionisti iscritti negli albi professionali e aventi sede in Provincia di Bolzano si possano nominare, da parte di enti pubblici locali, dei consulenti legali esterni, quando questi risultano eletti nel Parlamento Italiano o in Consiglio Provinciale e Regionale. Da notizie ufficiali risulterebbe che in un anno e mezzo un onorevole di Merano, eletto deputato e membro del Parlamento, di professione avvocato, avrebbe presentato al Comune di Merano una decina di parcelle, per incarichi ottenuti dall’amministrazione comunale, pari ad un importo di circa 170.000 Euro che costituirebbe circa la metà di quanto il Comune stesso avrebbe speso in due anni, per incarichi legali esterni. A prescindere dalle ragioni per cui il Comune in riva al Passirio possa politicamente e amministrativamente giustificare una così elevata spesa per incarichi esterni affidati a legali liberi professionisti – e già questa costituisce una questione degna del massimo approfondimento - risulterebbe francamente inammissibile che una parte così considerevole di questo importo debba spettare per incarichi assegnati ad un avvocato che, sebbene libero professionista, risulta eletto alla Camera dei deputati. Nessuno mette in dubbio l’esattezza delle parcelle e la validità degli incarichi evidentemente svolti e portati a buon fine da un professionista le cui capacità non sono certamente discutibili: quello che si vuole porre in seria discussione è l’opportunità politica di continuare ad affidare incarichi esterni a parlamentari eletti in sede nazionale e locale. Riteniamo infatti che per ragioni di trasparenza tutti i parlamentari nazionali, così come quelli locali impegnati come eletti in Consiglio Provinciale e Regionale non dovrebbero ottenere, da parte di enti ed organi pubblici, alcun incarico professionale. SI INVITA LA GIUNTA PROVINCIALE - A sollecitare i Comuni della Provincia ed altri Enti a carattere pubblico a non assegnare incarichi professionali esterni, di qualsiasi natura, ad eletti nel Parlamento nazionale e nei Consigli Provinciale e Regionale; - A sollecitare la Regione ad inserire detta norma nella Legge sull’ordinamento dei Comuni; - Ad inserire detto obbligo nella Legge elettorale provinciale attualmente in discussione in Consiglio Provinciale. Bolzano, 24 settembre 2007 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato Seppi
29/08/2007
: I nomadi vanno ospitati nei campi Rom e Sinti e non alloggiati nelle case popolari - Lo scontro fra IPES e Provincia sulle assegnazioni di alloggi popolari ai nomadi nelle case del Firmian pone nuovamente in discussione le ragioni per cui si concedono appartamenti a famiglie che non hanno alcuna volontà manifesta di vivere secondo gli usi, i costumi e le abitudini della nostra popolazione. A prescindere quindi da analisi di carattere etico e morale che imporrebbero, dal nostro punto di vista, la concessione di alloggi popolari solo alle famiglie residenti, che lavorano da sempre e che meritano questo aiuto sociale, esiste un problema di carattere umano e politico che va risolto: la convivenza con gli zingari nello stesso stabile non è assolutamente sopportabile dalla nostra gente. Riveste davvero poca importanza il fatto che l’IPES abbia posto diverse famiglie di nomadi in alloggi che si affacciano sullo stesso giro scala: il problema non è valutabile ne in questa forma ne in questa sostanza e la diatriba in essere fra il Comune e l’Ipes, nata attorno a questa strumentale ragione, tende a nascondere la cruda realtà dei fatti.Che sono molto più eloquenti di quanto si vorrebbe fargli apparire: da parte dei nomadi non vi sarebbe in assoluto la volontà di integrarsi nel nostro stile di vita, dall’altra non vi è ragione alcuna, e condividiamo questa ipotesi, di sopportare chi non manifesta la volontà di una civile convivenza con le famiglie di operai e pensionati che costituiscono la maggioranza degli assegnatari di un alloggio popolare. Da questo vicolo cieco non si esce: quali quindi le soluzioni? Si parta necessariamente dal presupposto che i lavoratori ed i pensionati pagano all’IPES un affitto in base al loro reddito ed hanno il diritto di vivere tranquillamente aspirando ad una qualità esistenziale, all’interno delle mura domestiche così come nel condominio e nel rione dove abitano, più confacente possibile alle Loro esigenze. Se, come i fatti dimostrerebbero, i nomadi che hanno ottenuto un alloggio dall’IPES non rispettano queste basilari forme di vita sociale all’interno dei condomini dove risiedono, in alloggi realizzati con pubblico denaro, e dove la nostra gente ha il diritto di vivere tranquillamente, esiste solo un modo per affrontare e risolvere la questione: non si assegnino più alloggi ai nomadi; non si diano ulteriori agevolazioni sociali abitative a chi non lavora (e qui entrano in ballo altre categorie di cittadini); si impongano delle ferree regole per le famiglie, nomadi ed extracomunitari compresi!, che hanno ottenuto un alloggio e, se le stesse non venissero rispettate come apparirebbe nella maggioranza dei casi, che le famiglie incivili vengano immediatamente sfrattate e gli alloggi requisiti per assegnazioni da realizzarsi solo ed esclusivamente a chi merita di ottenerle. SI IMPEGNA LA GIUNTA PROVINCIALE - A creare i presupposti legislativi affinchè le famiglie di nomadi siano sistemate esclusivamente nei campi previsti e realizzati dal Comune di Bolzano sia per i Sinti che per i Rom. - A prendere definitivamente atto che i nomadi, chiamati appunto così per la Loro specificità di usi e costumi, proprio perché nomadi, non possono necessitare di un alloggio popolare ma di essere inseriti nei campi per Loro realizzati e per Loro previsti dove possono conservare le Loro peculiarità ed i Loro stili di vita. Bolzano, 27 agosto 2007 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato Seppi
25/06/2007
Ricongiungimento fra extracomunitari e relative famiglie con annesso il problema abitativo - Il ricongiungimento fra extracomunitari presenti come lavoratori sul territorio nazionale e le relative famiglie è previsto dalla legge nazionale ed è regolamentato dall’art. 29 (ricongiungimento familiare) del DL 286 del 1998 denominato “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” che, al comma 3, cita testualmente: “3. Salvo che si tratti di rifugiato, lo straniero che richiede il ricongiungimento deve dimostrare la disponibilita': a) di un alloggio che rientri nei parametri minimi previsti dalla legge regionale (nel nostro caso provinciale) per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica, ovvero, nel caso di un figlio di eta' inferiore agli anni 14 al seguito di uno dei genitori, del consenso del titolare dell'alloggio nel quale il minore effettivamente dimorera'; b) di un reddito annuo derivante da fonti lecite non inferiore all'importo annuo dell'assegno sociale se si chiede il ricongiungimento di un solo familiare, al doppio dell'importo annuo dell'assegno sociale se si chiede il ricongiungimento di due o tre familiari, al triplo dell'importo annuo dell'assegno sociale se si chiede il ricongiungimento di quattro o piu' familiari. Ai fini della determinazione del reddito si tiene conto anche del reddito annuo complessivo dei familiari conviventi con il richiedente. Preso atto di quanto sopra andiamo a verificare ciò che accade nella pratica applicando i requisiti previsti dalla Legge in vigore: 1. ALLOGGIO a) Parametro di “Alloggio idoneo” per la Provincia: i parametri minimi attualmente in vigore previsti dalla Legge Provinciale (decreto del Presidente della Giunta Provinciale 12 luglio 1999 - 1° regolamento della legge prov. 13/98 – Ordinamento dell’edilizia abitativa agevolata)prevedono per una famiglia un appartamento con una superficie netta di: mq. 38 per il richiedente e una seconda persona, con un aumento di mq. 10 per ogni ulteriore membro della famiglia. Padre, madre e due figli: mq.38 + mq.10 + mq.10 = Superfice netta minima mq. 58. Va specificato che se una famiglia così composta vive in un alloggio di superficie inferiore si considera “lo stato di sovraffollamento” che consente di ottenere, nel caso di domanda di un alloggio sociale all’IPES, una maggiorazione di punteggio per la graduatoria fino a 4 punti, trascorsi tre anni dallo stato di insufficiente capienza. b) Parametro di “Alloggio idoneo” per il DL 286/98: fatti propri i parametri minimi previsti dalla Provincia di Bolzano, se un membro della famiglia di cui si chiede il ricongiungimento ha un età inferiore ad anni 14 vi è un bonus di mq. 10. Se quindi nella famiglia presa ad esempio, per la Provincia sono necessari mq. 58 di superficie minima, per il DL 286, nel caso che almeno un membro (ipotesi riscontrabile nel 90% dei casi) sia minore di anni 14 la superficie ritenuta minima per il ricongiungimento familiare è di mq. 48. 2. REDDITO a) “Reddito idoneo” minimo per il DL 286: l’ assegno sociale minimo per il ricongiungimento con un membro della famiglia è pari ad Euro 5.063.5o totale; nel caso di ricongiungimento con moglie e due figli ( tre membri oltre al richiedente) l’assegno sociale minimo richiesto raddoppia in Euro 10.127.oo. Continuando con l’esempio di famiglia sopra esposto il reddito minimo previsto dalla legge per il ricongiungimento è appunto di Euro 10.127,00 Senza entrare nel merito di come sia possibile vivere in quattro con un reddito tale, il nostro extracomunitario richiedente, sposato con moglie e due figli di cui uno od entrambe minori di anni 14, ottiene l’agognato ricongiungimento. b) “Reddito idoneo” minimo per la Provincia: con un reddito di Euro 10.127,00 ed una famiglia di quattro persone a carico si ha diritto, richiedendo un aiuto economico alla Azienda Servizi Sociali, ai seguenti contributi: Euro 74 totali mensili per tutto il nucleo familiare; l’affitto pagato fino ad un massimo di Euro 811,72 e le spese condominiali (ipotizzate in Euro 170) totalmente a carico dell’azienda. La Provincia, come è ovvio che sia, considera la famiglia povera e quindi con necessità di aiuti sociali già dal primo giorno del suo arrivo in Provincia. Contributi in denaro pubblico ammontanti ad oltre 1.000 Euro al mese! A cui se ne aggiungono potenzialmente altri di diversa natura eventualmente elargiti dal Comune e dalla Regione, senza contare l’assistenza sanitaria. Considerazioni a margine: l’extracomunitario configurato nel nostro esempio è residente a Bolzano da due anni: ha un reddito di Euro 10.200,00 come lavoratore dipendente o autonomo, prende in affitto un alloggio di mq. 50 ad Euro 800 mensili alcuni giorni prima di chiedere il ricongiungimento con la famiglia sopra descritta (non vi è prescrizione di tempi minimi dall’ottenimento dell’alloggio in affitto alla domanda di ricongiungimento), ottiene il ricongiungimento dalla Questura perché sia l’appartamento che il reddito è nei parametri del DL 286. In seguito continua ad abitare con la famiglia per altri tre anni nell’appartamento il cui affitto, che è inferiore ad Euro 811.00, assieme al 100% delle spese di condominio viene corrisposto sotto forma di contributo sociale dall’Azienda Servizi Sociali e quindi non grava minimamente sulle Sue spalle e si reca ogni mese ad incassare altri 74 Euro in contanti dalla stessa Azienda sotto forma di aiuto economico denominato “reddito minimo di inserimento”. Passati tre anni dal ricongiungimento ha le carte in regola per richiedere un alloggio all’IPES: cinque anni di residenza, reddito bassissimo, quattro persone a carico, quattro punti in più per il sovraffollamento (vedi sopra). E lo ottiene senza ombra di dubbio come i tabulati delle assegnazioni IPES stanno a dimostrare: evidentemente ad affitto zero e con la possibilità di incassare comunque sia i 74 Euro mensili che le spese di condominio dall’azienda servizi sociali. Sommatoria finale: La famiglia così ricongiunta costa ogni anno al cittadino contribuente: Euro 9.600 di affitto; Euro 2.000 di spese condominiali; Euro 900 di contributo denominato “reddito minimo di inserimento” in contanti. Totale Euro 12.500 a cui si aggiungono altri contributi regionali e comunali e un non quantificabile, ma davvero consistente, importo per le spese medico sanitarie, assistenza ospedaliera, asili nido gratuiti, ecc….ottenute, visto il reddito, a titolo assolutamente gratuito. Quando poi otterrà l’ alloggio IPES i costi si abbasseranno di Euro 9.600 corrisposti per l’affitto; ne rimarranno comunque a nostro carico 4.000 a cui si aggiungono i circa 270.000 Euro corrisposti in un'unica soluzione che è il costo per l’IPES di un alloggio che soddisfi le esigenze di quella famiglia! Poi i figli crescono e, a Loro volta, riceveranno un altro alloggio sociale….. Con tutto il rispetto nei confronti di ogni lavoratore e di ogni famiglia di lavoratori, se qualcuno afferma che abbiamo bisogno di extracomunitari per garantire il futuro delle nostre aziende, possiamo ritenere che i costi sopra esposti per un lavoratore extracomunitario che opera in aziende provinciali siano socialmente equi?……e possiamo davvero considerare di avere rispetto per i nostri lavoratori, pensionati, artigiani e liberi professionisti se li estorciamo, nella Loro totale inconsapevolezza, con le tasse, i quattrini per il ricongiungimento delle famiglie extracomunitarie che ci costano quanto un viaggio sulla luna e ipotecano un futuro di debiti? SI IMPEGNA LA GIUNTA PROVINCIALE - A prendere immediatamente atto che l’applicazione di due diversi parametri (quello provinciale senza bonus, quello nazionale con bonus) per la definizione della superficie di un alloggio idoneo per una famiglia di richiedenti un appartamento all’IPES e per la richiesta di ricongiungimento fra extracomunitari sta causando fraintendimenti enormi, ricongiungimenti non legittimi, assegnazione di case sociali dove i richiedenti godessero del punteggio del sovraffollamento, non accettabili. - A riverificare tutti i punteggi assegnati e in via di assegnazione per l’assegnazione di alloggi popolari a famiglie di extracomunitari con particolare riferimento a quelli ottenuti per il sovraffollamento in quanto se l’alloggio oggetto del ricongiungimento aveva una superficie adeguata per quel nucleo familiare la stessa considerazione deve valere per L’IPES. - A prendere coscienza che ottenuta l’assegnazione di un alloggio IPES la famiglia extracomunitaria alloggiata ad affitto zero non possa più ottenere altri contributi sociali per il pagamento delle spese di condominio che devono rimanere a Loro carico. - Ad aprire immediatamente – perchè è inaudito che dal 1998 entrata in vigore del DL 286 e dal 1999 (entrata in vigore del Regolamento provinciale della legge sull’edilizia sociale) – nessuno dei responsabili dell’assessorato all’edilizia sociale provinciale si sia mai accorto, dopo avere nel frattempo assegnato centinaia di alloggi a famiglie ricongiunte di extracomunitari – che i parametri minimi delle superfici degli alloggi non corrispondono e risultano in palese contrasto. - A porre l’assessorato all’edilizia sociale dinnanzi alle Sue responsabilità per non avere mantenuto ed elaborato una stretta collaborazione con la Questura su questo tema. Bolzano, 21 giugno 2007 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato Seppi .
25/06/2007
Quanto accaduto nelle scuole elementari di Villandro è la ovvia conseguenza di un caparbio odio etnico alimentato verso - Quanto “patito” a Villandro da una bambina italiana, scolara della scuola elementare, lascia sconcertati perché al danno, incommensurabile, arrecato ad una minore, figlia di nostri connazionali, si aggiunge anche la beffa degli incredibili tentativi di giustificazione da parte degli organi scolastici responsabili che affermano, e non abbiamo ragione di non credere alle loro dichiarazioni, di non essere stati informati sui gravi accadimenti solo oggi denunciati. In quella scuola non vi erano forse delle maestre che avevano l’obbligo di intervenire adeguatamente? Ma oltre ad intervenire non avevano l’obbligo professionale di avvertire i diretti superiori? Non è infatti il bullismo giovanile, a volte esasperato, a meravigliare ma l’omertà e la quasi totale mancanza di reazione da parte degli insegnanti che non potevano ignorare a lasciare interdetti. Incolpare ora i ragazzi che avrebbero offeso, vilipeso e forse usato altri crudeli espedienti per dimostrare la propria rabbia contro una scolara, solo perché italiana è troppo facile: è il mezzo più sbrigativo per risolvere una questione che va invece approfondita alle origini. Nessun bambino in età scolare si inventa sconsiderate questioni di scontro etnico verso un suo coetaneo se queste non fanno parte della Sua totale mancanza di cultura e di tolleranza che apprende tutti i giorni in un ambito sociale, in cui gli italiani sono considerati stranieri prima che dai figli, dagli stessi genitori. Il problema è quindi da ricercare nel tessuto sociale in cui i bambini vivono: realtà a volte talmente retrograde e degradate nello spirito di tolleranza verso il prossimo nelle quali seminare volontariamente o scientemente odio verso i nostri connazionali che, se vivono in Alto Adige hanno pieno titolo per risiedervi, è all’ordine del giorno. Basta non abituarsi a reggere il sistema tenendo la testa sotto terra come gli struzzi per rendersene conto. La questione da risolvere non sta assolutamente nella identificazione dei colpevoli, a Loro volta vittime della totale ignoranza in cui sono costretti a crescere, ma di un sistema che in troppe forme manifesta antipatia verso Coloro che non parlano il Loro dialetto anche quando fanno di tutto, come in questo caso, dove la bambina frequenta una scuola tedesca, per imparare una cultura e una lingua locale cercando di inserirsi in un tessuto sociale che troppo spesso li respinge. SI IMPEGNA LA GIUNTA PROVINCIALE - Ad intensificare ogni forma di monitoraggio sul territorio per verificare dove esistono realtà nelle quali i residenti non hanno ancora interpretato le ragioni della convivenza e rifiutano ogni contatto con chi rappresenta culture, storie, tradizioni italiane. - Ad intensificare i contatti con i responsabili degli organismi scolastici chiedendo Loro di informare i superiori per ogni forma di scorrettezza, anche minima, che all’interno delle scuole dovesse manifestarsi per questioni legate a forme di incompatibilità etnica o linguistica che colpiscono direttamente o indirettamente scolari italiani. - A prendere definitivamente atto, in ogni forma istituzionale, che i cittadini italiani anche quando presenti nel più piccolo comune della Provincia hanno pieno titolo per risiederVi e per condividerne ogni forma di vita sociale. Bolzano, 22 giugno 2007 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato Seppi
12/06/2007
: blocco definitivo di assegnazione di alloggi popolari a chi non ha lavorato almeno il 90% del tempo trascorso dopo il - Troppi alloggi Ipes sono stati assegnati a richiedenti poco “abituati al lavoro” e, conseguentemente, troppe famiglie di lavoratori “veri”, pensionati e giovani coppie che sgobbano dalla mattina alla sera risultano tutt’ora senza casa, pure avendone i requisiti, perché superati in graduatoria da categorie di cittadini senza “arte ne parte” e con libretti di lavoro praticamente in bianco. E allora, se è socialmente giusto assegnare alloggi popolari ai cittadini meno abbienti è ancora di più doveroso costituire categorie di merito dove davvero vengono assolti i compiti sociali di aiutare chi ha bisogno e, contemporaneamente, dimostra di meritarlo da sempre. Non è corretto assegnare un alloggio sociale a chi solo nel periodo di qualche mese antecedente la domanda di assegnazione dimostra un assunzione più o meno veritiera con alle spalle una vita di dolce far nulla quando esistono padri di famiglia che sgobbano da sempre e risultano con moglie e figli senza una dignitosa sistemazione. Il criterio del bisogno deve essere quindi accompagnato da una ineccepibile credenziale di merito: questa riteniamo sia vera giustizia sociale. E quando dichiariamo questi fondamentali principi non ci rivolgiamo esclusivamente a determinate categorie di cittadini che abitualmente non lavorano e sono normalmente in possesso di autovetture da decine di migliaia di euro ma anche a cittadini italiani, tedeschi e ladini che disdegnano la fronte sudata. Ecco perché riteniamo doveroso intervenire, in quanto il politico non è giudice (guai se si arrogasse questo compito), con un semplice accorgimento legislativo che, senza tanti metri di valutazione, fornisce immediatamente la esatta situazione dei meriti del richiedente un alloggio sociale. E’ altrettanto evidente che un atteggiamento legislativo di questo tipo, se adottato, permetterebbe contemporaneamente una drastica diminuzione del lavoro nero perché farebbe mancare, se praticato, il presupposto della assegnazione. SI IMPEGNA LA GIUNTA PROVINCIALE - A ridefinire i canoni di assegnazione delle case popolari e ad introdurre il principio del merito dei richiedenti quale parte integrante alla necessità economica dimostrata e quantificato sul periodo lavorato. - Ad applicare quindi una formula matematica che stabilisca come obbligatorio almeno il 90% del periodo regolarmente lavorato, sul totale del tempo trascorso dal richiedente un alloggio, dalla fine del periodo scolastico alla data della richiesta. - A prendere definitivamente atto che chi non è in possesso di questo requisito non ha diritto a richiedere l’assegnazione di una casa popolare. Bolzano, 11 giugno 2007 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA
12/06/2007
Bloccare momentaneamente l’assegnazione di case popolari a cittadini extracomunitari. - Dalle 3.224 domande valide per l’assegnazione di una casa popolare, esaminate dall’ IPES, risulterebbe che un terzo, 1.021 per l’esattezza, sarebbero eseguite da cittadini extracomunitari, un terzo da italiani (1.110), un terzo da tedeschi (1.009) e 48 da ladini. Il soddisfacimento di un tale numero di domande prevede, teoricamente, una programmazione di edificazione e di assegnazione di alloggi sociali, lunga per lo meno un decennio: ciò comunque non sarà praticamente possibile perché, nel frattempo, altre domande si aggiungeranno alle attuali. Va quindi posto immediatamente un blocco temporale alle assegnazioni di case ad extracomunitari preso atto che la percentuale di presenza sul territorio provinciale è pari a circa il 5% e quindi non è assolutamente giustificabile un numero di domande, alle quali dovrebbe in futuro corrispondere un altrettanto numero di assegnazioni, pari al 33% sul totale. Evidentemente la politica di distribuzione di risorse sociali fino a qui attuata dalla Provincia non è assolutamente in linea con i principi secondo i quali vanno primariamente soddisfatte le richieste dei nostri cittadini locali, qui residenti da sempre, e costituiti da lavoratori con le rispettive famiglie, da giovani coppie e da pensionati, come da noi sempre sollecitato. Ma, ancora peggio, non sarebbero stati fatti rispettare i dettami delle leggi in vigore che prevedono, per la concessione di permesso di soggiorno agli extracomunitari, sia la certificazione di un posto di lavoro, sia la certezza di un alloggio che deve essere garantito dal datore di lavoro. Ribadiamo quindi il concetto secondo il quale gli extracomunitari presenti sul territorio in qualità di lavoratori hanno il diritto di ottenere un alloggio dal titolare della ditta che garantisce Loro l’occupazione e quindi la necessità di appartamenti a Loro destinata deve essere assolta dalle imprese o dalle ditte nelle quali operano e non dall’IPES che deve farsi carico dei cittadini residenti in Alto Adige. SI IMPEGNA LA GIUNTA PROVINCIALE - A prendere definitivamente atto che se esiste la possibilità di assegnare alloggi ai cittadini più bisognosi ciò lo si deve al lavoro di generazioni di lavoratori locali e quindi, solo quando tutte le domande dei cittadini qui residenti da sempre saranno soddisfatte, si potranno prendere in esame assegnazioni di alloggi ad extracomunitari. - A porre in essere tutte le verifiche che necessitano per accertare le ragioni per le quali i datori di lavoro di extracomunitari presenti sul territorio provinciale, che hanno ottenuto un alloggio Ipes o che hanno presentato domanda per l’assegnazione, non hanno corrisposto all’obbligo di fornire alloggio adeguato ai propri dipendenti extra comunitari facendo ricadere sull’Ipes tale incombenza; Continua - A regolamentare con una nuova legge provinciale l’assegnazione di alloggi popolari prevedendo la prioritaria consegna di appartamenti sociali a cittadini italiani residenti in Alto Adige da almeno dieci anni seguendo i criteri della necessità e continuando a prescindere dalla appartenenza etnico-linguistica dei richiedenti. Bolzano, 11 giugno 2007 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato Seppi
21/03/2007
MOZIONE DI SFIDUCIA NEI CONFRONTI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE -  REGIONALE Ritenendo che il comportamento istituzionale del Presidente del Consiglio Regionale, tenuto in occasione della trattazione del disegno di legge regionale n.37 denominato: “ Principi in materia di ordinamento del personale dei Comuni” non possa essere considerato consono alla corretta e democratica conduzione dei lavori del Consiglio Regionale e non abbia presumibilmente garantito, nella forma e nella sostanza, i criteri di trasparenza e di confronto politico fra maggioranza ed opposizione, all’interno della massima istituzione regionale da Egli stesso rappresentata e, preso altresì atto, che i criteri garantiti dal regolamento interno e dalla Costituzione Italiana, possano essere stati ripetutamente violati, si presenta all’attenzione del Consiglio la seguente mozione di sfiducia nei confronti del Presidente del Consiglio Regionale, dott. Franz Pahl che avrebbe deciso, assieme agli altri membri del Collegio di Presidenza, espressisi all’ unanimità, nella seduta del Collegio stesso, tenutasi alle ore 16,00 del 19 marzo 2007, di proporre la votazione del Disegno di Legge in questione secondo Princìpi affossando di fatto le proposte emendative delle opposizioni. Questa decisione ha precluso in termini assoluti la possibilità alle opposizioni di proporre le proprie modifiche al Disegno di Legge ed è avvenuta in un momento della discussione in cui i presentatori degli emendamenti, ritenuti dal Presidente “dichiaratamente ostruzionistici”, avrebbero ripetutamente dichiarato in aula consiliare, la Loro precisa volontà di ritirarli, lasciandone in discussione solamente una ventina in quanto considerati fondamentali per esprimere le modifiche al DLR condivise da tutta l’opposizione. Malgrado queste corrette e democratiche dichiarazione d’intenti delle opposizioni, facilmente rilevabile dai verbali della seduta e giunte anche dopo sollecitazioni al dialogo istituzionale lanciate da consiglieri facenti parte della maggioranza, il Presidente non ha receduto dalla espressa volontà di procedere comunque secondo la interpretazione pretestuosa dei Princìpi, affossando il lavoro delle opposizioni e, di fatto, eliminando ogni possibilità di dialogo e di confronto democratico all’interno del Consiglio. Preso atto che questo atteggiamento inaccettabile ed offensivo, avrebbe prevaricato i compiti istituzionali concessi al Presidente; avrebbe coinvolto il collegio di Presidenza in una decisione del tutto pretestuosa e al limite del regolamento; avrebbe escluso le opposizioni da una costituzionalmente garantita possibilità di proposta politica; avrebbe affossato il Consiglio Regionale rendendolo impossibilitato al corretto e doveroso confronto fra maggioranza ed opposizione; chiediamo espressamente che la seguente Mozione di sfiducia venga discussa e votata nei termini regolamentari dal Consiglio Regionale. Bolzano, 20 marzo 2007 I Consiglieri Regionali:
31/10/2006
Campo nomadi al Firmian: un ulteriore inaccettabile esempio di assistenzialismo gratuito.
25/05/2006
Sospensione da mansioni direttive e di responsabilità amministrativa per funzionari provinciali rinviati a giudizio dal
18/05/2006
Rom e Sinti non possono essere inseriti in graduatorie speciali per l’assegnazione di case popolari.
22/03/2006
BLOCCO DEL TRAFFICO: SISTEMA INEFFICACE E ASSOLUTAMENTE INGIUSTO
03/03/2006
CONTRIBUTO AI CITTADINI PER L’ACQUISTO DI BICICLETTA ELETTRICA
31/01/2006
MOZIONE: Non è giustificabile che la nostra Provincia ottenga dallo Stato le elargizioni di denaro pubblico attualmente
25/01/2006
Porre le condizioni politiche per sostituire il direttore di Alto Adige Marketing.
13/09/2005
Agevolazione fiscale per i cittadini italiani che trascorrono le ferie in Italia.
01/04/2005
Le ragioni dello stato di crisi nel pianeta sanitario provinciale
23/02/2005
La conflittualità fra Theiner ed i medici ospedalieri presuppone le dimissioni dell’attuale assessore dalla sua carica.
11/02/2005
Abbassare l’inquinamento atmosferico significa anche stabilire le temperature massime entro le quali i locali possono es
11/02/2005
Basta con le questioni irrisolte all’interno degli ospedali provinciali. I cittadini hanno diritto alla salute.
05/02/2005
Eventuali tasse sui mutui provinciali per la prima casa dovranno essere a carico della Provincia e non dei beneficiari.
27/12/2004
NO ALL'ENTRATA DELLA TURCHIA NELL'UNIONE EUROPEA
04/12/2004
Doverosa e definitiva messa al bando degli Schutzen.
01/08/2004
Assolutamente da scongiurare l’eventualità che vengano assegnate case popolari agli zingari di Castel Firmiano.
15/04/2004
I consiglieri Provinciali avrebbero il dovere morale di dimettersi dalla rappresentanza di qualsiasi categoria economia
13/04/2004
Il Polo bibliotecario previsto alle scuole Longon deve essere realizzato in altro sito - o, in alternativa, la proposta deve essere accantonata.
02/04/2004
Le maggiorazioni previste per i membri del Collegio di Presidenza del Consiglio Provinciale vanno abrogate.
29/03/2004
Deve essere assolutamente scongiurata l’ipotesi che i Sinti di Bressanone siano trasferiti all’ex Sader di Varna.
19/03/2004
Creare le basi legislative affinché i cittadini locali godano di prelazione assoluta per l’assegnazione di case popolari
18/03/2004
NO AL MANDATO D’ARRESTO EUROPEO
15/03/2004
No alla trasformazione della scuola italiana - con l’inserimento di programmi interculturali proposti da parte di alcuni dirigenti didattici locali per favorire i figli degli immigrati!
17/02/2004
L’applicazione dei ticket sanitari è un fallimento economico oltre che sociale.
12/02/2004
Ai medici ospedalieri va revocato il diritto di sciopero - e vanno garantite altre forme di lotta sindacale.
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